Gravidanza e chemioterapia non sono incompatibili

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    gravidanza e chemioterapia non sono incompatibili

    Secondo una serie di ricerche scientifiche pubblicate su The Lancet e The Lancet Oncology, la gravidanza e la chemioterapia cessano di essere incompatibili. Finora, per una donna incinta affetta da tumore le possibilità erano poche: abortire, rinviare la cura rischiando l’avanzamento del cancro, o partorire prima del tempo (laddove possibile), con conseguenze sulla salute del bambino prematuro. Le nuove ricerche scientifiche hanno dimostrato come questi comportamenti estremi siano inutili perché la chemioterapia non avrebbe effetti sulla salute del nascituro, come creduto finora: nessun ritardo nella crescita o problemi neurologici, al cuore o legati all’udito, o meglio nessun rischio in più rispetto alla popolazione generale.

    In particolare, gli studiosi non raccomandano l’aborto terapeutico in caso di tumore al seno o di tipo ginecologico. L’unico rischio rilevante associato alla chemioterapia durante la gestazione riguarda la possibilità di un parto prematuro. Su 70 bambini la cui mamma era stata soggetta a chemio, due terzi sono nati prima della 37esima settimana di gravidanza. In questi bimbi il quoziente intellettivo si è dimostrato leggermente inferiore rispetto ai bambini nati a termine, ma comunque sempre in un range di normalità e con uno sviluppo fisiologico.

    I ricercatori hanno dunque concluso che le donne incinte possono essere sottoposte alla chemioterapia, come le altre, a partire dalla quattordicesima settimana di gestazione , prestando particolari attenzioni alla cura prenatale. Unica eccezione a tutto ciò, i tumori del sangue che possono essere pericolosi nel primo trimestre di gravidanza e per i quali, l’interruzione rimane consigliata. La chirurgia può essere effettuata in un qualunque momento, mentre la radioterapia e la terapia con bevacizumab e trastuzumab continuano ad essere incompatibili con la salute del feto.