Grasso più protesi, la nuova frontiera della mastoplastica additiva

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    Chirurgia Plastica Seno

    Un aumento notevole del seno non produce necessariamente un risultato “finto”, a causa delle protesi troppo evidenti e per questo rivelatrici del ritocco. «Le protesi si possono mascherare con il lipofilling», spiega il prof. Marco Klinger, direttore della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Plastica presso l’Università degli Studi di Milano, che ha presentato questa novità nel corso di un recente simposio internazionale dedicato al grasso. E non si tratta di un intervento in più.

    «Nel corso della mastoplastica additiva, si fa una piccola lipoaspirazione, prelevando pochi cc di grasso dai punti del corpo della paziente in cui questo è naturalmente presente, come fianchi, addome, cosce. Il grasso viene poi centrifugato, depurato e iniettato nelle mammelle, per “addolcire” i margini delle protesi. Così si evita quella sorta di scalino che, nelle pazienti con il busto particolarmente magro, può denunciare il ritocco».

    Cosa fare, invece, se l’intervento è già avvenuto e ci si trova a fare i conti con questo antiestetico risultato? «Non ci sono controindicazioni nel prevedere un lipofilling in un secondo momento – dice ancora Klinger -. Tra l’altro, si tratta di una pratica mini-invasiva, che richiede solo una piccola anestesia locale nella sede donatrice e non comporta nessuna convalescenza. Il poco gonfiore e i lividi che seguono al trattamento scompaiono naturalmente nel giro di 7-15 giorni.

    Un filler che rigenera

    A differenza dei filler più comunemente adoperati (il primo in assoluto è l’acido ialuronico) il grasso non viene metabolizzato, cioè “digerito” dai tessuti, ma rimane per sempre. «In realtà una certa quantità di grasso, circa il 30%, non sopravvive al trattamento. In sostanza, non attecchisce e viene pertanto eliminato dall’organismo. La restante parte, però, entra stabilmente a far parte dei tessuti». Oltre all’effetto “riempimento”, a cui si ricorre per attenuare le rughe e ridare volumi a guance e mento, il grasso è anche sempre più studiato per le sue capacità rigenerative.

    «Il grasso contiene cellule staminali adulte e fattori di crescita, elementi che si ritengono responsabili del miglioramento delle ferite e della pelle in generale, ma anche del regredire di sindromi dolorose croniche, come quella di cui soffrono le donne operate per un tumore al seno o in alcuni disturbi dati dall’“intrappolamento” dei nervi».

    Chi ha un “rotolino”, quindi, se lo tenga stretto. Magari prima o poi torna utile.

    Dolcetto o scherzetto?