Giornata Mondiale Aids: nuove speranze, vecchia prevezione

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    Quest’anno in occasione della Giornata Mondiale dell’Aids che si celebra oggi, si può pensare cautamente in modo ottimistico. Nelle scorse settimane si è infatti parlato molto dei risultati incoraggianti che la ricercatrice Barbara Ensoli e la sua equipe hanno raggiunto riguardo al Tat, un vaccino per l‘Hiv, ancora ovviamente in sperimentazione. Negli stessi giorni sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine i dati riguardanti l’ampia sperimentazione del Truvada subito ribattezzata “pillola del giorno prima” contro l’Aids, che sembrerebbe aver diminuito il numero dei contagi nelle categorie a rischio di trasmissione per via sessuale.

    In Italia in particolare si è assistito per la prima volta anche alla diminuzione del numero dei contagi, ma questo non significa abbassare la guardia. Allo stato attuale usare il profilattico rimane l’arma più certa durante i rapporti sessuali occasionali. Siamo ancora in media ad un contagio ogni 2 ore!! Negli anni ’80 il contagio avveniva nel 70% dei casi nel mondo della tossicodipendenza. Oggi il 90% delle volte il contagio avviene per via sessuale. Non solo. Il 60% degli italiani scopre di essere ammalato solo quando si manifestano i sintomi dell’Aids, quindi dopo molto tempo dal contagio. Tempo in cui si è involontariamente infettato altre persone, ma soprattutto tempo in cui non ci si è sottoposti alle terapie antiretrovirali che oggi mantengono in vita quasi il 95% dei sieropositivi.

    Arrivare tardi alla diagnosi, significa perdere questa possibilità. Da qui anche la nuova campagna informativa voluta dal Ministero per la salute: “Aids:la sua forza finisce dove comincia la tua. Fai il test!”. E’ un appello che noi di “Pourfemme” ci sentiamo di evidenziare soprattutto alle donne. Sono loro purtroppo molto a rischio Aids come si è visto dai dati recenti. Non solo, secondo i dati forniti dal “Telefono Verde AIDS” (800-861061)” dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità, che risponde quotidianamente ormai da anni alle risposte in tema di Hiv/Aids, effettuate dai cittadini, c’è stato un decremento di chiamate da parte del sesso femminile. Ciò implica un abbassamento del livello di attenzione da parte delle donne, e la necessità di svolgere nuove campagne di sensibilizzazione riferite direttamente a loro. Dall’inizio dell’anno gli operatori del Telefono Verde Aids hanno risposto a più di 19.000 utenti, l’86% di sesso maschile, per lo più del Centro-Nord Italia e con un’età media di 39 anni.

    Da non dimenticare poi i paesi del Sud del mondo: su 33 milioni di malati la metà di questi necessita di cure immediate e per 10 milioni di loro sono irraggiungibili. Ancora troppo alti i dati sulla mortalità. Nel mondo occidentale si è ridotta del 95%. Altrove si muore ancora nel 70% dei casi. Solo nell’Africa sub-sahariana ogni giorno vengono infettati mille bambini per la trasmissione da madre a figlio. Non dobbiamo dimenticarci di loro: la lotta all’Aids continua.