Genetica: l’ansia da separazione nei bambini altera la respirazione

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    ansia da abbandono

    Le difficoltà respiratorie in età adulta, possono dipendere da situazioni angosciose vissute da bambini. A rivelarlo sono i ricercatori dell’Università San Raffaele di Milano e del Consiglio nazionale delle ricerche. Quando, infatti, i bambini vivono delle difficoltà, come la separazione precoce dei genitori, si innesca una sorta di di moltiplicazione del segnale genetico responsabile delle nostre risposte fisiologiche, alterando la respirazione. E questo tipo di reazione tocca, non solo le cavie, ma anche gli esseri umani, che manifestano risposte respiratorie molto più marcate, iperventilando in presenza d’aria lievemente arricchita in anidride carbonica.

    La ricerca, infatti, ha dimostrato come il meccanismo alla base di questa esagerazione della risposta respiratoria sia l’esito di un’interazione tra il patrimonio genetico dell’individuo e l’esperienza ambientale avversa.

    Il segnale genetico, che condiziona la nostra risposta respiratoria, dunque, crescerebbe in maniera sproporzionata la crescere del grado di difficoltà ambientale e in questo senso l’età è un passaggio fondamentale. Se l’esposizione avviene in età infantile, infatti, si innesca un’alterazione respiratoria che resta stabile almeno nella prima parte dell’età adulta.

    La scoperta, arriva dall’osservazione di due gemelli umani, al centro di una ricerca pubblicata sull’American Journal of Medical Genetics, e di animali, oggetto di studio, invece, dell’indagine pubblicata su PlosONE, e realizzata da ricercatori ell’Università San Raffaele di Milano in collaborazione con l’Istituto di Biologia Cellulare e Neurobiologia del Cnr di Roma.

    Come ha spiegato Francesca D’Amato, primo ricercatore al Cnr di Roma:

    Questo studio mostra per la prima volta in un modello animale che lo sviluppo di un organismo allevato in un ambiente ostile sia associato ad alterazioni della risposta respiratoria. Questo “endofenotipo” riscontrabile anche nell’uomo costituisce un punto di partenza fondamentale per la ricerca preclinica su questa patologia. Grazie a questa strategia che parte dall’osservazione sull’uomo, traslando sull’animale, sarà possibile riportare all’umano una serie di conoscenze di genomica e neurobiologia acquisite in laboratorio.

    Il prossimo passo, sarà quello di valutare ed individuare quali sono i geni che vengono condizionati dall’ambiente ostile attraverso modifiche epigenetiche.