Gemelle Kessler shock: eutanasia in caso di coma è il patto tra di loro

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    Gemelle Kessler eutanasia

    Le più celebri gemelle d’Italia, Alice e Ellen Kessler, dicono sì all’eutanasia, e lo confessano sulle pagine del settimanale Chi, al quale hanno concesso una lunga intervista a cuore aperto. Le due sorelle di origine tedesca, che hanno 75 anni e sono al momento in gran forma, hanno dichiarato di non avere nessuna intenzione, nel caso una delle due dovesse ridursi in coma profondo, di veder prolungare a oltranza una vita, a loro avviso, indegna di essere vissuta. La “superstite”, perciò, avrebbe il compito di aiutare l’altra a passare dall’altra parte (diciamo così), nel modo più soft possibile, insomma, un’eutanasia vera e propria. “Se una di noi si ridurrà allo stato vegetativo – hanno rivelato le Kessler – l’altra l’aiuterà a uscire di scena”.

    Si tratta di una sorta di patto che le due sorelle, sempre legatissime sulla scena come nella vita privata (seppur diversissime per indole, come amano ribadire) avrebbero siglato già da tempo, e che dovrebbe impedire quell’accanimento terapeutico su cui, ormai, è tempo di fare delle serie valutazioni che non siano solo un modo delle parti politiche per accattivarsi questa o quell’altra fetta di elettorato.

    Proprio di recente, a tal proposito, vi avevamo segnalato la curiosa iniziativa di un’anziana donna olandese che si è fatta tatuare sul petto la scritta “non rianimare” per evitare che le pratichino il massaggio cardiaco in caso di infarto.

    Il problema del fine vita, così come viene chiamato, giace ancora senza una normativa chiara e sensata in Italia, il testamento biologico che ognuno di noi dovrebbe poter lasciare quando è in piena salute, e sul quale i medici si dovrebbero basare per sapere come procedere in caso di stato vegetativo, malattie progressive come la Sla o altro genere di situazioni critiche, in realtà non ha valore giuridico.

    E’ arrivato a mio avviso il momento di affrontare la questione della vita e della morte, anche se è difficile, anche se solleva polveroni, levate di scudi, polemiche e rivolte morali. E’ tempo di farlo, per legge, e non, come si è fatto fino ad ora, di nascosto, con patti silenti e sotterfugi del genere “si fa ma non si dice”.