Frattura del malleolo: sintomi, cosa fare e riabilitazione

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    Quando si parla di frattura del malleolo si intende la frattura di uno o di entrambi i malleoli, cioè le prominenze ossee, una interna (mediale) e una esterna (laterale), che compongono la caviglia, l’articolazione che collega la gamba al piede, consentendone movimenti e piegamenti. Tra le cause più probabili ci sono le distorsioni, che si verificano quando si appoggia male il piede e si impone alla caviglia una posizione altrettanto innaturale, e i traumi diretti. Per capire meglio di cosa si tratta, ecco qualche informazione utile sui sintomi, ma anche su cosa è meglio fare e sulla riabilitazione consigliata.

    I sintomi e le caratteristiche

    La frattura può interessare uno solo o entrambi i malleoli (bimalleolare) e, come già accennato, nella maggior parte dei casi, è la conseguenza di una brutta distorsione. Ma quali sono i sintomi? Il forte dolore in corrispondenza della caviglia, accompagnato da tumefazione e piede gonfio, la difficoltà a deambulare e la deformità evidente dell’articolazione.

    La diagnosi

    Il dolore pungente, così come la deformazione e la tumefazione dell’articolazione lasciano poco spazio ai dubbi. Per avere la diagnosi certa della frattura di uno o di entrambi i malleoli, però, è necessario rivolgersi allo specialista, all’ortopedico che oltre all’esame clinico della parte prescrive, per ulteriore certezza diagnostica, un esame radiografico, delle lastre.

    Cosa fare?

    Diagnosticata senza altri dubbi la frattura del malleolo, cosa fare? Le opzioni sono due, il trattamento di tipo conservativo e quello chirurgico. Nel primo caso, lo specialista immobilizza la parte con un gesso o un tutore, da tenere per quattro o sei settimane. Se si opta, invece, per la terapia chirurgica, l’intervento è mirato alla riduzione e alla stabilizzazione della frattura, utilizzando placche, viti e chiodi. In tempi di guarigione si aggirano tra le sei e le otto settimane.

    La riabilitazione

    Sia che la frattura sia trattata in modo conservativo o chirurgico, la riabilitazione è una fase fondamentale per garantire la ripresa corretta di funzionalità dell’articolazione della caviglia. Le tempistiche sono stabilite, in base al caso specifico, di concerto tra l’ortopedico e il fisioterapista, ma solitamente, le sedute riabilitative di fisioterapia cominciano a distanza di due o tre settimane dall’intervento e dopo tre o quattro settimane di gesso o tutore. La riabilitazione è mirata al recupero dell’articolarità della caviglia, della funzionalità e mobilità del piede, al rinforzo muscolare e alla riduzione della tumefazione.