Frattura del femore: sintomi, riabilitazione e prevenzione

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    La frattura del femore, una pericolosa eventualità tutt’altro che rara per molte persone e, in particolare, per le più anziane. Dolorosa, ma anche rischiosa, complici i numerosi possibili effetti collaterali, la frattura del femore necessita di un intervento chirurgico tempestivo e di un percorso di riabilitazione preciso. I soggetti più a rischio, gli ultrasettantenni con problemi di osteoporosi per esempio, dovrebbero seguire anche alcune regole di prevenzione. Ecco qualche informazione utile sulla frattura del femore, sui sintomi, le cure e la riabilitazione.

    Il femore

    Ha un ruolo cruciale, il femore è l’osso più lungo e resistente di tutto lo scheletro umano. Situato nella coscia, il femore è collegato, per la sua estremità superiore, all’osso dell’anca, con cui dà origine all’articolazione coxofemorale, alla rotula e alla tibia, per la sua estremità inferiore, con cui compone l’articolazione del ginocchio.

    Quando il femore si rompe

    La frattura del femore è molto frequente soprattutto nelle persone anziane e, in particolare nelle donne (75% dei casi), complici traumi, cadute e osteoporosi. I pazienti più anziani, inoltre, sono i più esposti anche al rischio complicanze in seguito alla frattura del femore. Si possono distinguere diversi tipi di fratture, composte o scomposte, mediali o laterali del collo del femore.

    In sintomi

    In caso di frattura del femore, oltre al dolore e alla forte sensazione di freddo si può notare un’impotenza funzionale, ridotta o estesa. Inoltre, se la frattura è laterale si manifesta anche un accorciamento e un’extra-rotazione dell’arto.

    La cura e la riabilitazione

    L’unico trattamento possibile, quello risolutivo, in caso di frattura del femore, è l’intervento chirurgico. Lo specialista interviene con un operazione di endoprotesi, che prevede la sostituzione della sola testa del femore, o di artroprotesi, che consiste invece nella sostituzione completa dell’articolazione dell’anca.

    Qualsiasi sia l’intervento chirurgico eseguito, scelto in base al tipo e alla gravità della frattura, per riottenere la mobilità e la funzionalità dell’arto la riabilitazione svolge un ruolo fondamentale. Durante la degenza in ospedale, dopo l’intervento, si comincia con i primi esercizi di mobilizzazione dell’arto, per poi proseguire nelle settimane successive con sedute di fisioterapia mirata, con esercizi propriocettivi, per esempio. Inoltre, è preferibile seguire un preciso programma di esercizi anche a casa, da soli, e osservare alcune cautele (postura, movimenti etc.).

    Prevenzione

    Esistono dei segnali che indicano un’alta probabilità di frattura al femore. Lo studio INDACO 2, ovvero un’indagine conoscitiva sui Centri di Ortopedia, fornisce dei chiarimenti e soprattutto un database approfondito e molto ampio. Secondo uno studio presentato all’ultimo congresso della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia, avere dei problemi alla memoria, muoversi con difficoltà e non senza un appoggio sicuro sono i sintomi di rischio decisivi per la rottura del femore.

    Il rischio di sviluppare una frattura al femore riguarda per il 17% le donne e per il 6% l’uomo con più di 50 anni, mentre il dato più allarmante riguarda le donne ultra-novantenni che subiscono fratture all’osso della coscia nel 50% dei casi.

    Lo studio INDACO 2 ha analizzato oltre tremila pazienti italiani distribuiti su 177 centri italiani, messi poi a confronto con pazienti che soffrivano di osteoporosi senza fratture. Tutti i partecipanti, con e senza osteoporosi,  sono stati sottoposti a tre semplici test rivelatori delle dinamiche che stanno alla base di queste fratture.

    Test semplici e soprattutto veloci: FRAX, FAC e 10 domande cognitive. In mezz’ora i partecipanti hanno risposto a delle domande che indagavano sulla storia delle fratture pregresse di ognuno, sulla familiarità con il fumo; hanno compiuto un test motorio sulle abilità nel camminare, salire le scale e compiere ogni sorta di movimento; infine hanno risposto a un semplice test per valutare lo stato complessivo della memoria.

    I dati mettono in  evidenza come semplici esercizi possono rivelare il rischio cui incorre ogni singolo individuo. Inoltre, come dichiara  Giuseppe Guida, coordinatore dello studio, la prevenzione è l’arma migliore per evitare e ridurre al minimo i rischi di frattura al femore. Semplicemente modificando l’ambiente in cui vivono gli anziani si può prevenire tale problema.

    Occorre eliminare tutti i fattori di pericolo come tappeti, scendiletto, oggetti sparsi e abbandonati sul pavimento. Inoltre è fondamentale l’esercizio fisico quotidiano come una semplice camminata all’aria aperta. Apportano benefici anche gli integratori di vitamina D e calcio.