Filler foot per dire addio ai dolori da tacchi alti

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    High Heel Sandals

    Il mito dei piedi piccoli e sottili ci accompagna da sempre: da bambini cresciamo con la fiaba di Cenerentola, che conquista il suo Principe Azzurro grazie a un piedino così piccolo da essere l’unico in grado di indossare la scarpetta di cristallo. Ma anche nella realtà, da Oriente e Occidente, il piede piccolo è culturalmente simbolo di eleganza e benessere, oltre a essere il modello sul quale vengono create le calzature che solcano le passerelle più famose al mondo.

    Tanto che chi non è dotato naturalmente, ricorre alla cosiddetta “foot surgery”, ovvero la chirurgia che modifica la forma e la lunghezza di dita e pianta del piede a misura di stiletto tacco 12. Trend nato a Hollywood, la foot surgery sta prendendo piede (è proprio il caso di dirlo!) anche in Italia dove, però, più che alla chirurgia estetica le richieste si rivolgono ai trattamenti di medicina estetica per cancellare macchie cutanee, correggere piedi troppo magri e ossuti e, soprattutto, dare sollievo a talloni compromessi da anni di tacchi altissimi.

    I piedi – generalmente meno curati, spesso costretti in scarpe troppo strette – tradiscono la nostra età molto più del viso. Alle volte, per regalargli qualche anno in meno, è sufficiente cancellare le macchie che si formano sulla superficie, eliminare lo strato cutaneo superficiale e stimolare la produzione di collagene ed elastina. Per questo si ricorre, a seconda dell’entità del problema e delle esigenze della paziente, a laser, peeling chimici o microdermoabrasione, che attraverso l’impiego di soluzione fisiologica in cui sono disciolte vitamine, aminoacidi o acido ialuronico, migliora l’aspetto e l’idratazione della pelle.

    Se il problema sono piedi troppo magri e scarni, si riempie leggermente la superficie con filler riassorbibili a base di acido ialuronico, diversi da quelli impiegati invece per la pianta del piede e il tallone, che sono di tipo macromolecolare: questi ultimi infatti sono più densi e compatti, creano maggior volume e hanno una durata di circa due anni. Lo scopo è in sostanza quello di creare una sorta di cuscinetto che allevia il carico del peso su tallone, metatarso e dita dei piedi. I cuscinetti di cui il piede è naturalmente dotato, infatti, possono con il tempo assottigliarsi o non essere sufficienti a garantire una corretta ammortizzazione; in questo caso si percepisce dolore, in taluni casi persino invalidante.

    Il filler foot, come viene chiamato questo genere di interventi, è semplice e poco invasivo, si esegue utilizzando micro-canule ed è privo di controindicazioni. Viene eseguito in anestesia locale e non richiede particolari accorgimenti nel post-operatorio se non quello di evitare l’attività fisica intensa per 6 ore. In genere sono sufficienti 2 applicazioni a distanza di 14 giorni. Il costo del filler foot si aggira intorno a 750 euro.

    In alternativa ai filler si può ricorrere al lipofilling, ovvero il trapianto di grasso autologo che viene prelevato dalle aree dove è naturalmente presente, centrifugato e poi infiltrato nelle zone in questione. La differenza tra i due trattamenti consiste nella maggior invasività del lipofilling il quale però ha il vantaggio di garantire risultati più duraturi.

    Ma la vera garanzia di una buona riuscita di questo genere di interventi è, come sempre nel caso di trattamenti di medicina estetica, rivolgersi a medici realmente qualificati e competenti, e richiedere l’etichetta di tracciabilità del prodotto utilizzato (che deve riportare il nome del device/farmaco e il relativo lotto).

    Dolcetto o scherzetto?