Farmaci generici: perchè i medici non li consigliano

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    farmaci generici e donne

    Le donne sarebbero favorevoli a sostituire i farmaci di marca con quelli generici (definiti anche equivalenti), eppure questa soluzione economicamente più vantaggiosa non sembra essere adeguatamente consigliata dai medici. E’ ciò che è emerso da un’indagine condotta dall’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna (ONDa) in collaborazione con DOC Generici: 7 donne su 10 userebbero gli equivalenti e per una donna su 5 la spesa troppo onerosa (anche se col ticket, è riferita a più farmaci) può rappresentare un serio ostacolo per la prosecuzione della cura.

    I farmaci per le malattie croniche

    Questo aspetto pericoloso è preoccupante anche e soprattutto per malattie complicate e particolarmente rilevanti nel genere femminile, come l’osteoporosi, la depressione, le malattie cardiovascolari ed il diabete. Si tratta di disturbi cronici, che necessitano di una terapia lunghissima, spesso a totale carico della paziente e da un costo particolarmente rilevante. Un esempio? Le cure per l’osteoporosi e la depressione che registrano il tasso più alto di abbandono hanno un costo medio di 25-35 euro al mese e l’abbandono, secondo il 12% delle donne intervistate dipende proprio dall’aspetto economico. Addirittura proprio a causa dei costi numerose donne ridurrebbero da sole i dosaggi! E allora perché non passare ai farmaci generici?

    Perché i farmaci generici non “decollano” nelle vendite?

    La domanda sorge spontanea ed è stata posta anche alle donne coinvolte da ONDa, oltre 1000 con un’età media di 58 anni. Pensate che solo la metà delle intervistate usa i farmaci generici, anche se quasi tutte ne hanno sentito parlare; il 70% di quelle che usano i farmaci di marca cambierebbe, ma vorrebbe essere consigliata e tranquillizzata (nel 58% dei casi) dal proprio medico. Quella che manca insomma sembra essere la “rassicurazione emotiva” circa questi medicinali, che deve necessariamente derivare da una corretta informazione da parte del medico curante oltre che dal farmacista.

    Perché le donne sospendono le terapie croniche?

    Ovviamente non c’è solo il costo dei medicinali ad indurre le donne ad abbandonare i trattamenti cronici: questo è solo uno degli aspetti, insieme al timore degli effetti collaterali a breve e lungo termine e al fatto che si assumono altri farmaci per co-morbilità e si teme di fare confusione. Inoltre alcune terapie, come nel caso della depressione inducono dei miglioramenti sostanziali nel tono dell’umore che suggeriscono alle pazienti di non proseguire con la loro assunzione. E voi, care amiche di Pourfemme, che ne pensate dei farmaci equivalenti?

    Foto di Sick-rdm per Flickr

    Dolcetto o scherzetto?