Facciamo il punto sul morbo di Parkinson. Origine, sintomi principali e cure

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    Il morbo di Parkinson è una malattia degenerativa che generalmente insorge intorno ai 60 anni (ma che può comparire anche molti anni prima) e che interessa il sistema nervoso centrale manifestando sintomi piuttosto caratteristici e progressivi. Tuttavia, su questa patologia c’è ancora parecchia disinformazione. Vediamo di farne il punto, in modo semplice e aggiornato, grazie al professor Gianni Pezzoli del Centro Parkinson degli Istituti Clinici di Perfezionamento (Milano), uno dei massimi specialisti italiani. In una recente intervista, il professore ha spiegato i punti fondamentali per capire la malattia, a cominciare dalle cause.

    Appunto i fattori determinanti sono in parte ambientali e in parte genetici, tant’è vero che una percentuale pari al 20% circa dei malati parkinsoniani conta in famiglia almeno un altro ammalato. I geni deficitari che, grazie a cause ambientali scatenanti (come anche virus e batteri), possono dar luogo alla malattia sono almeno 13-14, stando agli ultimi studi.

    In pratica, in un’area del cervello chiamata sostanza nera, le cellule cominciano a morire senza essere sostituite, e quando si è verificata una perdita neuronale di almeno il 60%, compaiono anche i sintomi tipici del morbo, determinati dalla mancanza di una sostanza detta dopamina, necessaria per i collegamenti tra le cellule.

    Tra i sintomi che cominciano ad insorgere, abbiamo il tremore a riposo, che interessa un 60-70% circa dei pazienti, la lentezza nei movimenti e la rigidità muscolare, a cui poi si aggiunge, dopo almeno una decina di anni di malattia, anche la facilità alle cadute. Altra caratteristica tipica del malato parkinsoniano è la immobilità del viso, con perdita dell’espressività tipica della naturale mimica facciale.

    Questo è dovuto alla progressiva perdita della motilità automatica dei muscoli della faccia, perciò, per poter effettuare qualunque movimento, incluse le espressioni, il paziente deve volerlo, cioè, deve fare un atto di volontà che parta dal cervello, perché l’automatismo è ormai andato perduto, per lo meno senza adeguata terapia.

    Una delle difficoltà maggiori che incontrano i malati è quella di iniziare a compiere il movimento, anche perché i piedi sembrano come incollati a terra, tuttavia, una volta iniziato, come subentrasse una sorta di pilota automatico, il movimento sembra poter proseguire con lo stesso ritmo quasi all’infinito.

    Per quanto riguarda le terapie farmacologiche, il Parkinson si cura bene, e da diversi anni, con la Levodopa (a base di dopamina), a cui si affiancano farmaci dopamina agonisti risparmiatori della dopamina, che permettono a quest’ultima di durare più a lungo nel sangue.

    Dolcetto o scherzetto?