Eutanasia: la libertà di morire in Italia e nel resto del mondo

6 italiani su 10 sarebbero favorevoli alla morte volontaria assistita, per dare una morte dignitosa e priva di sofferenza ai malati terminali

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    Eutanasia: la libertà di morire in Italia e nel resto del mondo

    L’eutanasia, ossia quella che viene anche definita la “dolce morte“, in Italia non è giuridicamente accettata. La libertà di morire con l’aiuto di un medico da parte di un malato terminale è invece possibile in alcune parti del mondo, come in Svizzera, luogo dove il suicidio assistito è legale anche per i non residenti.

    Chi non ricorda il caso di Eluana Englaro, la donna in stato vegetativo causato da un incidente accaduto nel 1992? Lunga e difficile la battaglia da parte dei suoi genitori che per anni hanno richiesto la possibilità di sospendere le cure a causa dell’irreversibilità della condizione della figlia.

    Purtroppo l’argomento è molto delicato, e le due correnti di pensiero, quelle pro e quelle contro lottano coinvolgendo ambiti religiosi, morali, legislativi, scientifici, politici e filosofici.

    In Italia infatti l’eutanasia è considerata un omicidio volontario, ed è regolata dall’articolo 575 del codice penale. Se vi sono prove certe del consenso del malato, il caso rientrerebbe nell’articolo 579 che regola l’omicidio del consenziente, con pene che vanno dai 6 ai 15 anni. Un suicidio assistito viene invece giudicato secondo l’articolo 580.

    E nel mondo?

    In Svizzera il suicidio assistito è ammesso, ed è accessibile anche agli stranieri sin dal 1942, tanto da essere scelto dai cittadini dei Paesi confinanti per poter porre fine alla loro vita. Ogni anno sono 2/3 gli italiani a scegliere le cliniche elvetiche per mettere fine alle sofferenze legate ad una condizione irreversibile. Oltre ad una revisione riguardo alla fecondazione eterologa, sono in molti a richiederne una che tratti la fine della vita.

    In Belgio e in Olanda l’eutanasia è accessibile dal 2002, mentre a Lussemburgo dal 2009. Il Canada ha reso legale la pratica legale quest’anno, mentre negli Stati Uniti la normativa varia a seconda degli stati, con l’approvazione giuridica in California, nell’Oregon, nel Vermont, nel Montana e nello stato di Washington. In Cina la legge ha autorizzato a praticare l’eutanasia già dal 1998.

    Passo indietro invece per alcuni paesi, come l’Austria, che nel 1977 ha abrogato la sua legge permissiva.

    Nel Regno Unito la situazione è la medesima dell’Italia, e l’eutanasia è paragonata all’omicidio, mentre in altri paesi europei si fa differenza fra i diversi tipi di procedure, rendendone legali alcune, e illegali altre.

    Ma come si svolge la procedura di richiesta di eutanasia? Nonostante ci si rivolga ad un paese dove la dolce morte è legale, i medici hanno comunque l’obbligo giuridico di cercare di convincere il malato terminale a non voler procedere con questo passo, e circa la metà di esse in effetti non continua il cammino, rivedendo la propria decisione.

    Il costo dell’eutanasia ha anch’esso un peso in questa decisione per via del suo costo: la pratica medica ha un prezzo che va dai 4 ai 13 mila euro, e non tutti i richiedenti hanno la possibilità di far fonte a questa spesa, soprattutto se hanno dovuto affrontare anni di cure costose.

    Una volta confermata la propria decisione, il malato viene sottoposto ad alcune visite che ne accertino le condizioni patologiche, a cui fa seguito il consenso o meno alla morte volontaria assistita.

    Dolcetto o scherzetto?