Endometriosi e gravidanza: è possibile? Le cure e i rischi

L'endometriosi è un problema che causa diversi sintomi dolorosi alle donne fertili, ma la complicazione maggiormente più sentita è la difficoltà di concepire, e in alcuni casi purtroppo l'infertilità. Ma è comunque possibile una gravidanza con l'endometriosi? Sì, infatti sono molte sono le donne che rimangono incinte, seppur affette da questa patologia. L'importante è valutare cure e rischi annessi.

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    Endometriosi e gravidanza: è possibile? Le cure e i rischi

    È possibile una gravidanza se affette da endometrosi? Quali sono le cure e i rischi? L’endometriosi è una malattia prettamente femminile che colpisce esclusivamente le donne fertili, senza una causa ancora oggi apparentemente rintracciabile. Una diagnosi precoce sarebbe in grado di eliminare il problema ed evitare i possibili e sgraditi effetti sulla fertilità, ma ottenerla non è per nulla semplice perchè i sintomi dell’endometriosi sono del tutto simili a quelli del ciclo mestruale. Cerchiamo allora di far chiarezza sull’effettiva possibilità di rimanere incinta e come affrontare l’endometriosi.

    Endometriosi e gravidanza

    Si definisce endometrio tutta la membrana che riveste internamente l’utero. Come ogni parte dell’organismo umano, anche questa può andare incontro a modificazioni, traumi, lacerazioni e quant’altro. Nel caso dell’endometriosi, il tessuto endometriale cresce in modo anomalo in altri distretti che non siano solo quello uterino, ma in generale anche nella zona delle pelvi, quindi tube, ovaie, vagina e così via.

    Quest’anomala presenza porta con sè una serie di conseguenze, soprattutto al ciclo mestruale, il quale viene negativamente condizionato dalle infiammazioni pelviche che derivano dall’endometriosi. Ma anche gli organi interni, deputati alla riproduzione, possono subire delle alterazioni, infatti la formazione di materiale ectopico può spostare anatomicamente le ovaie, o le tube, e compromettere il loro funzionamento.

    Di conseguenza, la maggior parte delle donne affette da endometriosi hanno difficoltà a rimanere incinta a causa dei danneggiamenti interni subiti, che non sono facilmente individuabili. Di contro, però, una gravidanza è in grado di circoscrivere lo sviluppo dell’endometriosi, al di fuori dell’utero, grazie a una presenza quantitativamente superiore di progesterone, l’ormone della gravidanza.

    Endometriosi e farmaci ormonali

    I farmaci d’elezione per trattare l’endometriosi sono quelli ormonali, come la pillola contraccettiva. Grazie a questa tipologia di trattamento, lo sviluppo di tessuto endometriale si arresta, così come il ciclo mestruale. Le ovaie vengono messe a riposo e i sintomi tenuti sotto controllo nell’80% dei casi.

    Tuttavia, una cura così definita non risponde alle esigenze di quelle donne che ricercano una gravidanza, poichè ne condiziona la capacità riproduttiva per tutta l’assunzione. Inoltre,la terapia ormonale non sconfigge definitivamente l’endometriosi, ma la mantiene in stato dormiente.

    Per salvaguardare questa condizione, quindi, è necessario seguire la cura ormonale, prescritta dal proprio medico, fino alla menopausa, ovvero quando l’endometriosi andrà esaurendosi spontaneamente.

    La cura ormonale viene quindi consigliata soprattutto nei casi in cui una donna non voglia avere figli, o li abbia già avuti, oppure quando l’endometriosi e i suoi sintomi non sono così gravi da richiedere un intervento chirurgico.

    La difficoltà di rimanere incinta

    Una donna affetta da endometriosi non è detto che sia sterile, ma solo con meno possibilità di rimanere incinta rispetto ad una donna sana. Tuttavia, la difficoltà di concepire può andare aumentando nel corso del tempo con l’evoluzione della patologia e dei suoi sintomi.

    Come già detto in precedenza, l’eccedenza di tessuto endometriale può compromettere il ciclo mestruale, così come gli organi riproduttivi della donna, a causa dell’infiammazione più o meno estesa che ne deriva. Tuttavia, le cause che ostacolano una possibile gravidanza possono riguardare anche la formazione di aderenze tra gli organi pelvici, dopo un processo di risanamento del tessuto infiammato, o un sistema immunitario indebolito che non è in grado di contrastare la crescita dell’endometrio al di fuori dell’utero.

    In secondo luogo, un ulteriore ostacolo alla gravidanza è la presenza di una cisti endometriosica, in quella particolare tipologia di endometriosi definita ovarica. Gli esperti concordano sul fatto che le cisti interferiscono con lo svolgimento dell’ovulazione e con l’evoluzione dei follicoli, da cui si generano le cellule uovo.

    Tutte queste condizioni possono essere, più o meno, i fattori chiave che determinano una ridotta o totale incapacità di concepire nella donna. Tuttavia, nonostante i numerosi studi a riguardo, diversi dubbi precludono la completa comprensione del rapporto che intercorre tra endometriosi e infertilità, perchè le cause che predispongono un soggetto all’endometriosi non sono ancora note.

    I sintomi da riconoscere

    In un numero di casi abbastanza ridotto, l’endometriosi può essere del tutto asintomatica e la sua scoperta avviene solo in seguito a una serie di tentativi di concepimento falliti o attraverso interventi nei quali è possibile osservare direttamente la zona pelvica.

    In un’altissima percentuale di donne, invece, il problema è sintomatico, con manifestazioni abbondantemente percepite a livello fisico, a causa della grave intensità dei sintomi, ma, anche in questo caso, l’endometriosi raramente viene individuata. Al contrario, spesso è confusa con un ciclo mestruale particolarmente doloroso e ingestibile. Ecco i sintomi dell’endometriosi da non sottovalutare:

    • elevato dolore addominale
    • forte dolore durante i rapporti sessuali, anche detto dispareunia
    • flusso mestruale abbondante, doloroso e lungo
    • minzione dolorosa
    • stipsi o diarrea
    • dolore durante la defecazione
    • sanguinamenti vaginali anomali
    • sangue nelle feci
    • fase premestruale particolarmente dolorosa
    • difficoltà di concepimento
    • dolore pelvico ciclico
    • stanchezza eccessiva

    Gli esami e la diagnosi

    Per accertare la presenza di una malattia così subdola è necessario rivolgersi a centri specialisti e sottoporsi a diversi tipi di analisi. La diagnosi dell’endometriosi può già avvenire attraverso l’anamnesi della paziente con un medico esperto della patologia. Tuttavia, solo alcuni esami saranno in grado di confermare la presenza dell’endometriosi.

    In caso di una sintomatologia non facilmente attribuibile all’azione dell’endometrio ectopico, i medici potranno proporre ecografie, tac o risonanze magnetiche per individuare la presenza di cisti ed escludere una certa categoria di altre malattie pelviche. Anche le analisi del sangue sono in grado di focalizzare il disturbo, attraverso l’identificazione di una proteina particolarmente presente nelle pazienti affette da endometriosi, la CA125, ma non potrà accertare in modo definitivo la patologia.

    Al contrario, l’unico modo per effettuare una diagnosi certa di endometriosi è la laparoscopia. L’utilizzo di questo strumento chirurgico è facile, veloce e indolore: si tratta di una piccola sonda da inserire nella cavità addominale attraverso un foro, di minime dimensioni, effettuato a livello della pancia. Una volta dentro, sarà in grado di riportare le immagini direttamente su un monitor, a disposizione del medico.

    In questo modo si potrà valutare lo stato di salute degli organi interni e decidere se si potrà intervenire per ripristinare un buon livello di fertilità o eliminare ovaie e/o utero, se esageratamente compromessi.

    Endometriosi e ovulazione

    Per capire se si sta soffrendo di endometriosi non bisogna sottovalutare i sintomi legati all’ovulazione. Infatti, i vari dolori procurati da questa condizione si presentano soprattutto in coincidenza con il periodo dell’ovulazione, ovvero il più fertile di tutto il mese.

    Proprio questo lasso di tempo, che va in genere dal 10° al 16° giorno dopo la mestruazione, condiziona in modo inequivocabile l’andamento dell’endometriosi, come fa con l’ovocita: nella settimana prima dell’ovulazione l’endometrio cresce e si sviluppa, si nutre durante l’ovulazione vera e propria, si sfalda subito prima del sanguinamento mestruale.

    L’infiammazione pelvica che ne deriva è la diretta conseguenza del sangue proveniente dal tessuto endometriosico sfaldato, che si riversa all’interno degli organi, senza possibilità di defluire dalla vagina, come avviene per il flusso mestruale. Il processo infiammatorio viene poi arginato dal sistema immunitario, che amplifica gli stimoli dolorosi per poter intervenire adeguatamente.

    Endometriosi e la gravidanza a rischio

    Purtroppo, le donne affette da endometriosi hanno una maggior possibilità di incorrere in gravidanze a rischio e quindi di subire aborti spontanei o portare avanti gravidanze extrauterine. Le statistiche parlano di dati nettamente superiori rispetto alle donne sane: per esempio, il rischio di un aborto spontaneo è del 76% in più rispetto a quest’ultime.

    Inoltre, sono state osservate altre condizioni di pericolo soprattutto oltre la 24esima settimana di gravidanza, come:

    • emorragie
    • parto pretermine
    • infiammazioni
    • anomalie nello sviluppo della placenta e nell’impianto embrionale

    Conseguenze e effetti collaterali durante la gravidanza

    In genere, la gravidanza avvenuta nelle donne che soffrivano di endometriosi era un evento molto positivo poichè, durante i nove mesi di gestazione, riportavano un netto e progressivo miglioramento dei sintomi dolorosi e della spossatezza. Inoltre, non c’era alcuna influenza della malattia sul bambino.

    Tuttavia, la gravidanza non è la cura definitiva per l’endometriosi perchè una volta terminata, la patologia si può ripresentare tale e quale a prima del concepimento. Inoltre, possono comparire ulteriori problemi durante i nove mesi, proprio a causa ell’endometrio ectopico.

    Numerose evidenze hanno segnalato il maggior rischio di ipertensione arteriale in una donna incinta con endometriosi, soprattutto nel primo trimestre di gravidanza, oltre alla possibilità di soffrire di gestosi. Per tali motivi, le gravidanze con endometriosi dovranno essere costantemente monitorate da medici specialisti.

    La cura dopo il parto

    Non esiste una cura definitiva per l’endometriosi, tuttavia è possibile tenere sotto controllo la patologia in maniera più semplice dopo il parto, perchè i sintomi saranno certamente più lievi, almeno nel periodo immediatamente successivo.

    Nella totalità dei casi, esclusi quelli in cui l’endometriosi non dovesse ripresentarsi, il medico prescriverà la pillola anticoncezionale. Come abbiamo visto prima, è un ottimo modo per limitare i sintomi e lo sviluppo del tessuto endometriale. In genere, dovrà essere assunta dopo aver terminato l’allattamento, ma indicazioni più precise saranno comunque date dal medico curante.