Dubbi sulla mammografia, potrebbe rivelarsi inutile come test di screening

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    La comunità medico-scientifica si divide sull’utilità della mammografia, l’esame diagnostico considerato (finora) il miglior strumento di prevenzione del tumore al seno. Da dove nascono i dubbi su questo specifico test di screening? Da una ricerca effettuata da due studiosi americani – Gilberth Welch e Brittney Frankel del Dartmouth College a Lebanon – e pubblicata sulla rivista Archives of International Medicine, da cui emerge che solo in minima parte una mammografia ha il potere di salvare davvero la vita di una donna, come spesso, invece, sentiamo dire e noi stessi di Salute PF abbiamo spesso affermato.

    Ovviamente i due scienziati si sono basati su dati statistici, dai quali viene fuori che tra le donne che si sottopongo a questo esame diagnostico, a ricavarne effettivi benefici è una percentuale che va dal 3 al 13%. Per tutte le altre, il test è ininfluente quando non dannoso, come nel caso in cui la mammografia individui un minimo nodulo che mai si trasformerà in tumore, ma per il quale la paziente è costretta a sottoporsi a terapia. Insomma, come potete immaginare, questi dati stanno suscitando accese discussioni tra gli oncologi di tutto il mondo.

    Secondo questo studio, i tumori al seno che l’esame è in grado di scoprire sono di 4 tipi: neoplasie a lento accrescimento che si possono individuare anche senza screening precoce e curare tranquillamente, tumori estremamente maligni, che possono rivelarsi letali anche se scoperti in fase iniziale, e tumori non destinati a proliferare, che finiscono per venire curati con terapie del tutto inutili. Quindi, la mammografia non serve mai? Non è vero neppure questo, esiste un’ultima categoria di tumori, sempre maligni, la cui prognosi cambia in senso favorevole proprio se si riesce a scoprirli precocemente.

    Peccato si tratti, percentualmente, dei casi meno frequenti. Tuttavia, appare ancora presto per archiviare definitivamente la mammografia, solo che questo tipo di screening verrà selezionato a seconda del tipo di paziente, e non prescritto indiscriminatamente a tutte le donne, qualunque sia la loro cartella clinica, come avviene oggi.

    Dal test, infatti, è possibile vedere solo delle macchie, delle densità nel tessuto mammario, che necessitano comunque di altri accertamenti per essere identificati come tumori. “Se si devono ridisegnare gli screening – spiega Pier Franco Conte, Direttore del dipartimento di Oncologia dell’Università di Modena-Reggio Emilia – occorrerà tenere conto della biologia del tumore.

    Gli screening hanno avuto, comunque, il merito di sensibilizzare la donna nei confronti del proprio corpo e della propria salute. E hanno contribuito ad aumentare l’attenzione per la prevenzione dei tumori attraverso una dieta corretta e un’attività fisica adeguata”, conclude l’oncologo. Non possiamo che sottoscrivere le ultime parole del dott. Conte, e comunque, anche se le vite salvate fossero pochissime rispetto ai test effettuati, non ne sarebbe comunque valsa la pena?