Dolcificanti artificiali: effetti collaterali delle alternative allo zucchero

Perchè il consumo dei dolcificanti artificiali è sconsigliato da molte istituzioni scientifiche nei bambini sotto i 3 anni, nelle donne in gravidanza e in allattamento?

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    Dolcificanti artificiali: effetti collaterali delle alternative allo zucchero

    I dolcificanti artificiali, le alternative allo zucchero, hanno effetti collaterali? Le sostanze dolcificanti artificiali nascono in laboratorio, e sono caratterizzate da un elevato potere edulcorante e dall’assenza di calorie, e sono regolate da un’indicazione di dose giornaliera massima che varia a seconda del tipo di dolcificante ed è calcolata in base al peso. Contenuti in bevande dolcificate, snack, caramelle e gomme da masticare, yogurt, biscotti e altri generi alimentari, spesso ci si chiede se siano dannosi per la salute.

    I dolcificanti artificiali hanno un potere dolcificante molto maggiore di quello dello zucchero, ma hanno un apporto calorico praticamente nullo. I dolcificanti artificiali sono prevalentemente contenuti nei cibi e bevande light e sono stati approvati da una apposita commissione solo dopo approfonditi test tossicologici, ma allora perchè nelle loro avvertenze spesso è riportata l’avvertenza di non utilizzarli in gravidanza, durante l’allattamento ed in fase di crescita? E perchè vi sono delle dose giornaliere da rispettare?

    I tipi di dolcificanti sintetici

    Attraverso un processo di sintesi chimica si è riusciti a produrre sostanze che, oltre ad essere più dolci dello zucchero, non fanno ingrassare perché non vengono assorbite dall’organismo.

    - Saccarina: è un dolcificante artificiale con un potere dolcificante 300 volte superiore allo zucchero da tavola ma con il vantaggio di non apportare alcuna caloria, ma ha però il difetto di avere un sapore sgradevole;

    - Aspartame: è un dolcificante sintetico con un potere dolcificante 200 volte maggiore dello zucchero da tavola e calorie praticamente nulle;

    - Ciclamato: è una sostanza sintetica con un potere dolcificante di 30 volte superiore allo zucchero da tavola senza avere calorie;

    - Sucralosio: è un dolcificante artificiale che si ottiene dallo zucchero ed ha un potere dolcificante superiore a quello dello zucchero di circa 600 volte. Privo di calorie perché non viene metabolizzato, ha un sapore che ricorda lo zucchero ed è resistente alle alte temperature;

    - Acesulfame K: è un edulcorante sintetico con un potere dolcificante 200 volte superiore allo zucchero da tavola che non presenta calorie, ha una buona resistenza al calore e può essere quindi utilizzato anche in cucina per le ricette che prevedono cottura.

    Le controindicazioni dei dolcificanti artificiali variano in base al tipo di dolcificante che stiamo prendendo in considerazione. Gli effetti collaterali possono essere un effetto lassativo, le alterazioni di insulinemia e glicemia, un possibile effetto cancerogeno che però non è mai stato confermato, ed effetti indesiderati su fegato, reni e sul cuore. Inoltre l’utilizzo di dolcificanti di origine sintetica per le donne in gravidanza e i bambini non sempre è consigliato perché possono risultare pericolosi e dannosi. Per i bambini non è chiara quale sia la dose giornaliera consigliata, e in gravidanza e allattamento l’uso di dolcificanti artificiali è sconsigliato perché non vi sono studi sulla possibile tossicità di queste sostanze sul feto o nel lattante.

    Uno studio pubblicato sulla rivista Nature, presentato al congresso dell’European Association for the Study of Diabetes di Vienna ha inoltre evidenziato che alcuni edulcoranti artificiali, in particolare saccarina (E954), sucralosio (E955) e aspartame (E951), possono provocare alterazioni metaboliche che si traducono in un aumento della glicemia.

    Un’altra ricerca pubblicata sulla rivista Trends in Endocrinology & Metabolism e condotta da Susan Swithers della Purdue University afferma che gli edulcoranti non sono così sani come credono i consumatori, e chi consuma bibite dolcificate artificialmente hanno un rischio più elevato rispetto a chi non le consuma, un rischio dello stesso ordine di grandezza di quello associato al consumo di bibite normalmente zuccherate.