Distorsione alla caviglia: sintomi, rimedi e recupero

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    Distorsionen della caviglia

    È ai primi posti, in termini di incidenza, tra i traumi muscolo scheletrici, con all’attivo circa 4-5 mila episodi giornalieri in Italia, il 20% dei quali si verifica durante la pratica sportiva: è la distorsione alla caviglia. Complici movimenti errati, distribuzione del peso e dei carichi mal bilanciati, urti o sforzi eccessivi, l’articolazione che funge da giunzione tra gamba e piede può essere vittima di dolorosi distorsioni. Ecco di cosa si tratta, quali sono i sintomi, i rimedi, i tempi e i modi di recupero.

    Di cosa si tratta

    Con il termine distorsione alla caviglia si intende un danno a carico dei tessuti molli, non ossei, dell’articolazione degli arti inferiori. In particolare, le “vittime” del trauma, in questo caso, sono i tessuti legamentosi della caviglia, necessari per stabilizzarla e per supportare al meglio la gamba. All’origine del trauma ci possono essere urti o sforzi eccessivi, movimenti e carichi del peso sbagliati, ma anche ripetute sollecitazioni errate che, a lungo andare, ledono la stabilità dell’articolazione.

    Diverse cause, diverse caratteristiche e altrettanto differenti gradi di gravità in cui clinicamente si può classificare la distorsione alla caviglia, dallo 0, che non prevede la rottura dei legamenti, al 3, che comprende diverse lesioni e l’instabilità severa.

    I sintomi

    La sintomatologia che caratterizza la distorsione della caviglia comprende disturbi e fastidi difficili da ignorare. Il dolore, innanzitutto, che è forte, intenso e localizzato. Ma anche l’arrossamento, il rigonfiamento e la tumefazione della zona, accompagnati dalla limitazione funzionale e dall’instabilità dell’articolazione.

    Cosa fare?

    Esistono alcune buone norme di primo soccorso da mettere in pratica tempestivamente in caso di distorsione della caviglia. È preferibile sollevare la caviglia verso l’alto, evitando di muoverla o di appoggiare il piede, per scongiurare altre pericolose sollecitazioni, e tamponare fastidi, gonfiori e tumefazioni con un impacco di ghiaccio.

    Esaurita la fase di “emergenza”, in cui è ammesso il fai da te, meglio non rischiare, rivolgendosi a un esperto, a un ortopedico, che, se necessario, prescrive un esame strumentale, una radiografia, per verificare il grado del trauma e l’entità del danno subito dai tessuti.

    In genere il recupero, quantificabile in un periodo variabile da 3 a 5 settimane, è garantito da una fasciatura semirigida e da alcune sedute di fisioterapia. Le settimane necessarie, per adulti e bambini, per tornare a dedicarsi allo sport, invece, aumentano fino, in media, a 10 settimane.