Dipendenza da psicofarmaci: sintomi, cause e cure

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    Dipendenza psicofarmaci

    Dipendenza da psicofarmaci, un problema serio dalle implicazioni importanti, un abuso silenzioso e poco conosciuto che interessa più persone di quanto si creda, che colpisce senza troppe distinzioni di età o ceto sociale uomini e donne. Tutto inizia dall’assunzione di qualche goccia per dormire meglio o per tenere a bada l’ansia e poi si finisce per aumentare progressivamente la dose, diventando vittime inconsapevoli di un pericoloso circolo vizioso dal quale è difficile uscire senza un aiuto. Ma ecco qualche informazione utile sui sintomi, le cause e le cure di questa dipendenza.

    Sotto accusa gli psicofarmaci

    Per capire meglio di cosa si tratta, è fondamentale chiarire quali sono gli psicofarmaci che possono creare dipendenza. Se è vero che gli psicofarmaci si dividono in tre grandi categorie, i neurolettici o antipsicotici, gli antidepressivi e gli ansiolitici, è altrettanto vero che non tutti possono scatenare la dipendenza. I primi due tipi di farmaci non sono sotto accusa, mentre gli ansiolitici, che comprendono tutte le

    benzodiazepine, sì.

    La dipendenza

    Come anticipato, nel più classico dei casi si comincia in modo “innocente”, assumendo gli psicofarmaci ansiolitici in dosi moderate e con frequenza limitata, per combattere l’ansia o l’insonnia. Poi, un po’ per l’ansia che aumenta, un po’ per il benessere garantito dalle gocce e dalle pastiglie, si tende ad assumere lo psicofarmaco sempre più spesso e, ancora peggio, aumentando progressivamente anche le dosi di somministrazione. Un aumento delle dosi che deriva da un meccanismo pericoloso, quello della tolleranza: alcuni farmaci, se utilizzati costantemente il tempo tendono ad innescare un meccanismo di tolleranza, secondo il quale per raggiungere l’effetto desiderato è necessario aumentare le dosi. Il tutto con riflessi pesanti sulla qualità della vita, che comincia a essere vissuta e gestita in base al farmaco, con una conseguente perdita del controllo dei suoi aspetti più importanti, dalla gestione dei rapporti interpersonali a quello delle finanze e del lavoro.

    I sintomi da riconoscere

    La dipendenza da psicofarmaci, in modo simile e sovrapponibile a quanto accade per le altre dipendenze, assume alcuni comportamenti tipici. Innanzitutto, il farmaco diventa una costante imprescindibile che fa parte della quotidianità dell’interessato e che deve essere reperito a ogni costo e con ogni mezzo, anche a costo di infrangere regole e leggi, magari falsificando le ricette. Altro sintomo tipico è la reticenza: chi soffre di questa dipendenza non ne parla con amici e parenti, un po’ per vergogna un po’ perché non vuole ammettere di avere un problema.

    E quando subentra, per un motivo o per un altro, l’astinenza, la sintomatologia tipica comprende: aumento anomalo della sudorazione; tachicardia e iperidrosi delle mani; insonnia; nausea e vomito; allucinazioni visive, tattili e uditive; convulsioni, che possono avere esiti anche particolarmente pericolosi.

    Le cause

    Non si tratta di una patologia con cause certe, ma di un disturbo dai fattori di rischio da non sottovalutare. Tra questi l’età, visto che, statistiche alla mano, l’utilizzo e l’abuso di farmaci ansiolitici aumenta progressivamente con l’età, soprattutto fra le donne. Infatti, si stima che circa una donna su quattro dopo i 65 anni faccia uso di tranquillanti. Esistono poi anche una serie di fattori sociali che, facilitando l’accesso al farmaco, possono essere considerati fattori di rischio, come la grande disponibilità e fruibilità degli psicofarmaci, per esempio.

    Le cure

    Una dipendenza subdola da cui, però, è possibile uscire. Non da soli, ovviamente, ma con l’aiuto di personale specializzato. In particolare, il consiglio di recarsi presso un centro specializzato per la cura delle dipendenze. Qui, il primo step è il colloquio con il medico che si prefigge anche di appurare se vi siano altri stati psicopatologici accanto all’abuso degli psicofarmaci, come la depressione, in tal caso consiglia una cura apposita con uno psichiatra o uno psicoterapeuta.

    La detossificazione vera e propria, poi, solitamente prevede il ricovero della persona e la diminuzione progressiva del farmaco somministrato, attraverso una diminuzione progressiva delle dosi da distribuire nell’arco di alcune settimane. Dopo il trattamento è fondamentale che l’interessato sia sottoposto a visite di controllo periodiche da parte dello specialista. Inoltre, è consigliabile sempre il supporto di uno psicoterapeuta durante tutto il percorso.