Depressione post parto: più a rischio chi diventa mamma in inverno

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    Depressione post parto inverno

    Parliamo di depressione post parto, un disturbo che coinvolge una percentuale limitata ma comunque significativa di neo mamme, che spesso non sanno davvero come riuscire a gestire i primi mesi con il proprio neonato, tra pianti e attacchi di panico. Si tratta di una malattia insidiosa, che non dovrebbe mai essere trascurata perché le sue conseguenze potrebbero essere davvero nefaste, come ci ricordano fatti di cronaca che tutti abbiamo ben presenti. Ma senza arrivare a casi estremi, tutte le donne che soffrono di crisi depressive dopo la nascita del proprio figlio, rischiano di veder compromessa la qualità del rapporto, che dovrebbe essere naturalmente gioioso e simbiotico, con il bebè.

    Tra le cause possibili di questo disturbo psichico ve ne sono alcune di carattere genetico, familiare, ma altre possono essere di tipo ambientale. Uno studio svedese, ad esempio, ha dimostrato come particolarmente a rischio siano le mamme che partoriscono in autunno e in inverno, quando la luce e il calore del sole sono ai minimi. Questo perché, come già sanno bene coloro che soffrono di meteoropatia, la luce incide sul rilascio dei neurotrasmettitori che determinano gli attacchi depressivi.

    I ricercatori della Uppsala University (Svezia), hanno monitorato 2000 mamme, seguendole nell’arco di un anno, sia durante la gravidanza che dopo il parto. Alle donne è stato anche fornito un questionario da compilare a sei mesi di distanza dalla nascita del bebè, in cui dovevano fornire dati sul loro stile di vita. Nel valutare le schede, gli studiosi hanno potuto rilevare che le donne che avevano partorito tra ottobre e dicembre avevano quasi il doppio delle probabilità in più di ammalarsi di depressione post parto, rispetto a quelle che erano diventate mamme tra aprile e giugno.

    Secondo altri studiosi, si tratta di percentuali che non sono applicabili alle nostre latitudini, dove non c’è una variazione stagionale tra ore di luce e di buio così evidente come nella penisola Scandinava. Tuttavia, aggiungo io, potrebbe comunque essere un fattore da mettere in conto anche in Italia, visto l’alto numero di persone che soffrono di disturbi dell’umore quando le giornate si accorciano. Staremo a vedere se uno studio analogo verrà messo a punto anche qui da noi.