Depressione: a volte è solo tristezza

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    Depressione tristezza

    La depressione è una malattia che colpisce l’uomo moderno, un male dell’anima, la cui origine è solo in parte spiegabile a livello neurologico, e che, come sappiamo, è altamente invalidante. I sintomi depressivi vengono curati dagli specialisti attraverso la somministrazione di psicofarmaci e cui si aggiunge (o, per lo meno, dovrebbe) una adeguata terapia psicologica. Se, nel passato, questa malattia così insidiosa e devastante veniva ampiamente sottovalutata, ora si è giunti al segno contrario. Nei Paesi cosiddetti industrializzati (quelli in cui non si deve combattere per mettere insieme il pranzo con la cena, tanto per intenderci) è boom di depressi.

    I casi diagnosticati, infatti, sono aumentati in modo esponenziale negli ultimi 10 anni (solo negli USA, si è avuto un 300% in più di pazienti sotto trattamento) e anche la prescrizione di farmaci antidepressivi ha raggiunto livelli di guardia. In Italia, per esempio, secondo i dati OSMED, il 12% dell’intera spesa per medicinali riguarda questo tipo di prodotti. Ovviamente, a questo punto e dati alla mano, qualche psichiatra comincia a porsi dei seri dubbi.

    Saranno davvero tutti “reali” i casi di depressione conclamata che vengono diagnosticati e curati con la somministrazione di ansiolitici e antidepressivi (farmaci, ricordiamolo, molo “pesanti” e che possono dare dipendenza?). Secondo Paolo Cioni, psichiatra presso la Asl e docente alla Scuola di Specializzazione in Psichiatria di Firenze, la risposta è: no. Assistiamo ad una pandemia non reale. Se ne è parlato nel corso del Convegno “ai confini della mente e oltre”, svoltosi a Milano.

    Secondo lo specialista, è ancora molto difficile, anche per un medico, distinguere quando il malessere del paziente sia davvero patologico, e quando si tratti di “tristezza”, o ansia, determinate da eventi specifici o da momenti difficili nella vita della persona. Quelle fasi di disagio che tutti noi attraversiamo, prima o poi, e che non vanno curate con farmaci, perché sono parte di un percorso personale di crescita emotiva e psichica, come l’affrontare un grande dolore, o un fallimento.

    “Ansia e depressione sono sentimenti che emergono spesso nella vita quotidiana – ha spiegato Cioni – e prima ancora di essere fonte di sofferenza e impedimento (e quindi malattia), assolvono ad uno scopo: l’ansia per esempio, è una reazione di allerta di fronte ad un pericolo per attivare una serie di funzioni di difesa”. E allora, come si fa a capire quando è il caso di intervenire con delle cure ad hoc?

    Secondo Cioni dovrebbero essere maggiormente usati degli indici (già disponibili) psicofisiologici utili per definire un quadro clinico di depressione, e le tecniche EEG per rilevare asimmetrie emisferiche e la stimolazione magnetica transcranica (TMS), che evidenzia alterazioni nell’attività neuronale della corteccia cerebrale e l’eventuale efficacia dell’uso degli psicofarmaci. Insomma, cautela, umiltà e tante analisi, prima di parlare di depressione vera e propria.