Dalla dipendenza affettiva alla violenza

La storia di una donna ci porta a scoprire i meccanismi che sottendono ad una dipendenza affettiva e alla violenza che può derivarne. Quando l'amore si confonde con la dipendenza diventa infatti tossico togliendo soddisfazione e gratificazione, ossia i meccanismi che dovrebbero essere alla base di una relazione serena.

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    Dalla dipendenza affettiva alla violenza

    Una delle caratteristiche del dipendente affettivo è la sua incredibile tolleranza all’intollerabile, ossia a cose che distruggono l’autostima e la fiducia in sé, che diminuiscono l’opinione e il valore personale e che attaccano la persona nella sua integrità. Di per sè questa immagine negativa così poco dignitosa conduce il dipendente affettivo ad avere una soglia di tolleranza incredibilmente elevata verso situazioni che numerose persone non sofferenti di dipendenza non tollererebbero. Non tutti i dipendenti affettivi sono sistematicamente vittime di violenza, così come non sono automaticamente prede. Tuttavia quando la dipendenza si sviluppa in una relazione dove regna la violenza diventa un circolo vizioso, una sorta di spirale del silenzio, dove quindi lasciare la persona diventa un’urgenza.

    Di seguito una guida, tratta da una storia vera di una donna, che non ha niente a che vedere con l’amore e che è realisticamente ripetibile. Viene trattato brevemente il percorso mentale che può scaturire nel dipendente affettivo e che può portare alla violenza (in ogni sua forma).

    Dare tutto, troppo in fretta

    Fin dal primo incontro, la donna dipendente è concentrata completamente sull’altro, sui suoi bisogni, sulle sue attese e sulla sua personalità, cercando di adeguarsi in tutto alla persona che ha davanti. Non si ascolta e non rimane su di sé. Si comporta in modo “dilagante”, sia emotivamente che non, per fare sentire subito lui a proprio agio. L’uomo scelto è in questo caso apparentemente “indifeso e insicuro”. Non a caso sceglie questo tipo di uomo. Per “affermarsi”.

    Dimenticare se stessi

    Nel giro di pochissimo tempo la donna dipendente comincia a dedicare tutto il suo tempo libero al partner, con la voglia di aiutarlo (invece di aiutare se stessa) a progredire nella vita e a vederlo fiorire insieme a lei. Si preoccupa, anzi si occupa di lui talmente tanto da avere voglia di prenderlo sotto la sua ala protettiva. Tutto è in funzione di lui e del suo piacere.

    Invischiarsi nel pantano

    Ben presto i due partner decidono di andare a vivere assieme. Lui colma un immenso vuoto nella vita della donna dipendente. Lei si sente importante ai suoi occhi e ha la sensazione che lui la protegga in modo irripetibile. Lei fa quindi in modo di essere sempre pronta a dargli tutto per fargli piacere ma nel giro di poche settimane le attenzioni della donna dipendente possono sprofondare nella totale indifferenza perché lui inizia a dare tutto per scontato.

    Uno cresce, l’altro scompare

    I giorni passano e la donna dipendente si accorge che il partner acquisisce sempre più sicurezza in se stesso.

    Lei sente che sta perdendo campo nell’avere un’influenza su di lui, mentre vede il partner sbocciare nella sua indipendenza che all’inizio non aveva. Lei inizia a vedersi “piccola”. Gli lascia, pertanto sempre più spazio, lo ascolta per ore, lo aspetta tutte le sere perché il partner inizia a crearsi i suoi spazi lontano dalla sua donna “traghettatrice” (che lo ha condotto alla libertà).

    La dipendente affettiva inizia a mettere in atto tanti espedienti per stupirlo e compiacerlo, con l’obiettivo di sentirlo dire “Grazie amore mio, se non fosse per te, io non sarei così e non vivrei…”

    Tutti i problemi del partner diventano i problemi della donna dipendente, che con lui condivide stress e frustrazione.

    Dalla fusione alla frizione

    Il rapporto tra i partner diventa simbiotico. Non c’è il bisogno quasi più di parlarsi. La donna dipendente anticipa le richieste di lui e moltiplica le iniziative che possono semplificare la vita al suo compagno. Per lui, la propria compagna deve essere sempre pronta a correre. Lei non deve rifiutargli niente e più il tempo passa, più la devozione della dipendente passa inosservata.

    La donna però inizia a sentirsi non più a proprio agio e meno valida agli occhi del partner, pertanto raddoppia la dose di “dipendenza”. Lascia l’impiego per essere più disponibile e mette da parte i suoi progetti personali per dedicarsi a quelli del partner. Lui invece diventa sempre più esigente e sottolinea ogni piccola mancanza della partner arrivando a rinfacciargliela.

    Schiavitù forzata

    La riconoscenza del partner si trasforma in impazienza e in pretese maggiori. La donna dipendente non si lamenta e continua a fare ancora di più per non deluderlo. Si sente così svuotata a forza di impiegare energie per servirlo, ma lui sembra non rendersene più conto. Ad un certo punto la donna dipendente inizia a stufarsi dei rimproveri del partner e dei suoi attacchi che da principio non esistevano.

    Il compagno con il tempo inizia infatti a non apprezzare più la donna che era all’inizio. Per lui lei è cambiata, e lui è cambiato per se stesso, in un vincolo di dipendenza perversa portando ad un aumento dei conflitti. Il partner diventa così altezzoso, arrogante e beffardo, mentre la donna invisibile e timorosa. I ruoli si scambiano.

    Lui diventa dominante e lei dominata, dipendente, intrappolata in una spirale senza fine, quella della violenza psichica. Lui inizia a prevaricare su di lei facendola sentire una poco di buono, mortificandola continuamente.

    Avendo in mano il potere lui ripropone, per un meccanismo inconscio della sua mente, il comportamento iniziale di lei, sfociando però in una forma di violenza subdola dove l’obbiettivo è “schiacciarla psicologicamente”, facendola sentire una sorta di schiava e rinfacciandole tutto quello che lei non fa per lui.

    In un rapporto di coppia, benché vi sia amore, se è presente la violenza (di qualsiasi forma) occorre mettere fine alla relazione. Esistono varie risorse per aiutare le persone che subiscono violenza ad uscire da questo girone infernale.

    Quando la persona capisce cosa sta succedendo è il momento di reagire e di andare a cercare aiuto. I servizi sociali, i centri locali di servizi al cittadino, i centri medici, i centri di accoglienza traboccano di risorse e punti di riferimento per chi ne ha bisogno.

    Prendere coscienza che una situazione è insostenibile, dolorosa, e inaccettabile rappresenta un’ottima occasione per compiere un primo passo verso l’autonomia e la salvezza. Ma non bisogna credere che le minacce che il partner fa siano solo parole e che non si concretizzeranno mai.

    A cura di Gaia Parenti, Psicologa