Cure palliative: diritto negato per 6 italiani su 10

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    E’ drammatico, ma il 60% degli italiani che avrebbero bisogno delle cure palliative domiciliari, non le ricevono. Il dato è emerso in apertura del Congresso Nazionale della Simg (Società italiana di medicina generale), nel corso del quale è stato presentato il secondo rapporto nazionale dell’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) sull’assistenza domiciliare ai malati in fase terminale. La causa di tale mancanza? 6 italiani su 10 vivono in zone dove non esistono punti di riferimento, organizzazioni o centri specializzati per le cure palliative domiciliari.

    E allora che fare? Quando una famiglia vive con un paziente terminale da accudire in casa, tutto diventa complicato e soprattutto mirato a cercare di dare al congiunto in fin di vita, la migliore assistenza ed un accompagnamento quanto più dignitoso e privo di sofferenza possibile. Oppure quando c’è un malato affetto da una patologia cronica che provoca molto dolore? Ma una moglie, un figlio, un amico, non possono fare tutto da soli. C’è la necessità di personale infermieristico specializzato, che può arrivare a costare privatamente anche 3.000 euro al mese, che sappiamo, non sono spese che possono permettersi tutti! E soprattutto ci sono i medici di base, che quotidianamente o all’occorrenza si recano a domicilio della persona ammalata per valutare la situazione, l’eventuale terapia del dolore e la sua efficacia.

    Insomma, a sei mesi dall’attuazione dell’importante legge sulle cure palliative e la terapia del dolore (la legge 38 del 15 Marzo 2010), ancora una soluzione a tanti casi non si è trovata. Il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, Ignazio Marino ha così commentato i dati: “il finanziamento per il 2011 per le cure palliative è di un milione di euro, ma con questa cifra si possono curare adeguatamente solo 350 pazienti, cioè lo 0,05% dei malati che ne avrebbero bisogno. Ogni anno vi sono 250.000 nuovi casi di malati terminali. A sei mesi dall’entrata in vigore della legge 38 non soffrire non è ancora un diritto per milioni di pazienti cronici”. Ci auguriamo che tutto ciò cambi: dicono che pensare alle cose belle aiuti a non far sentire il dolore, ma non sempre basta.

    Dolcetto o scherzetto?