Curare la vitiligine con la chirurgia, soluzione efficace ma costosa

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    Parliamo di vitiligine, una malattia della pelle di per sé non pericolosa, né contagiosa, ma sicuramente tra le più sgradevoli e antiestetiche che esistano. Si tratta di una patologia che ha cause sconosciute, anche se si sospetta che abbia un’origine autoimmune, colpisce sia uomini che donne indistintamente e spesso insorge già durante l’adolescenza. Sostanzialmente si manifesta con la formazione di chiazze chiare (prive di melanina) dette macule, che compaiono su varie parti del corpo, specialmente quelle più esposte al sole, come il volto e le mani, oppure le zone in cui si formino delle pieghe della pelle, come l’inguine o anche i gomiti.

    In queste aree del corpo le cute appare senza colore, in netto contrasto con il resto dell’epidermide. Purtroppo non esiste una vera terapia contro la vitiligine, ma prima di approfondire il discorso sulle nuove cure, vediamo di conoscere qualche altro aspetto della malattia.

    Vitiligine: come si manifesta

    La vitiligine è causata da una cessazione nella produzione di melanina (il pigmento naturale della pelle), da parte delle cellule preposte, chiamate melanociti. In parte questo problema interessa tutti gli esseri umani con l’avanzare dell’età, ma quando la formazione di chiazze decolorate si manifesta in modo accentuato già in gioventù, spesso durante infanzia e adolescenza, allora parliamo di vitiligine. I dermatologi la suddividono in tre macro tipi a seconda delle caratteristiche e della grandezza delle macule:

    • Vitiligine localizzata, a sua volta da distinguersi in focale (piccole macule in zone circoscritte) e segmentale (che interessa solo un lato del corpo)
    • Vitiligine generalizzata, che si presenta con tante macule simmetriche in diverse aree del corpo (è la forma più diffusa)
    • Vitiligine universale, che , come si intuisce dalla definizione, purtroppo coinvolge tutta la superficie cutanea

    Le terapie chirurgiche per la vitiligine

    Per curare la vitiligine, premettendo che non esiste una terapia che faccia regredire il processo di “decolorazione”, si utilizza in genere la chirurgia plastica ricostruttiva. Le nuove tecniche messe a punto soprattutto negli USA prevedono due tipi di trapianti: di pelle “sana” prelevata da altre parti del corpo (sempre che non stiamo parlando di vitiligine universale), o direttamente di melanociti. Per quanto riguarda il primo intervento, si tratta in buona sostanza di trapiantare, sulle macule, delle porzioni di cute sana che una volta immesse sulle aree malate, stimolino nuovamente la produzione di melanina. Questo tipo di tecnica è adatta a chi soffra di vitiligine da almeno sei mesi, in modo localizzato o generalizzato, e ha una percentuale molto alta di successo, pari all’80-90%. Veniamo al secondo trapianto, quello di cellule melanocitiche. Questo si effettua in anestesia locale, con il prelievo di melanociti da zone sane della pelle, che poi vengono fatti proliferare fuori dal corpo, in laboratorio, e poi reimpiantati nelle macule provocate dalla vitiligine. Si tratta di una tecnica ancora piuttosto sperimentale, praticata in pochi centri specializzati (parliamo degli USA), ma che offre una percentuale di successo pari al 95%. Tuttavia, è adatta solo a chi soffra di forme di vitiligine limitate.

    Limiti e possibilità delle nuove terapie

    Come facilmente intuibile, le tecniche chirurgiche di terapia della vitiligine sono ancora molto costose, per questo non particolarmente diffuse, anche se il loro successo potrebbe farle diventare sempre di più la carta su cui puntare per il futuro. Se ne è parlato durante il recente congresso dell’American Academy of Dermatology, dove è intervenuto anche il dott. Rebat M.Halder, che ha spiegato: “Se si nota un cambiamento anomalo nella pigmentazione della propria pelle è importante contattare subito un dermatologo. I trattamenti per la vitiligine hanno infatti maggiori probabilità di successo se vengono intrapresi in fase precoce. Le tecniche di trapianto più recenti sono molto promettenti e penso che in futuro sempre più centri si attrezzeranno per poterle offrire ai propri pazienti”. Non resta dunque che sperare che queste nuove tecniche diventino sempre più alla portata di tutti come costi e come diffusione.

    Dolcetto o scherzetto?