Curare la depressione con la stimolazione cerebrale

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    La depressione si può curare con un pacemaker nel cervello? Forse sì. La Stimolazione Cerebrale Profonda (Deep Brain Stimulation) è una tecnica neurochirurgica atta a stimolare, attraverso l’impianto intracranico di alcuni elettrodi, alcune zone del cervello. Si tratta di una metodica già consolidata e largamente utilizzata anche in Italia per curare la malattia di Parkinson ed alcune forme di epilessia farmaco-resistenti, mentre è abbastanza controverso il suo utilizzo in psichiatria, ovvero per curare proprio malattie come la depressione. Una nuova ricerca scientifica pone un punto a favore di questa metodica e per questa particolare patologia, purtroppo molto frequente nelle donne.

    Un team di ricercatori della Emory University School of Medicine negli Stati Uniti, hanno applicato la stimolazione cerebrale profonda in un gruppo di pazienti affetti da disturbo depressivo maggiore e disturbo bipolare, ambedue nelle forme non curabili attraverso i comuni farmaci. Sono stati coinvolti 17 pazienti volontari, trattati per un mese con una stimolazione “in cieco”, ovvero, dopo essere stati impiantati con gli elettrodi non è stato loro detto se questi erano accesi, attivati, oppure no. Nella fase successiva durata invece 24 settimane i volontari sono stati stimolati consapevolmente tutto il tempo. Tutta l’osservazione è durata due anni ed ha dimostrato notevoli i risultati: i tassi di remissione e di risposta alla terapia sono stati rispettivamente del 18% e del 41% dopo 24 settimane, del 36% dopo 12 mesi, nonché del 58% e del 92% dopo 24 mesi dal trattamento.

    Questo non significa che la depressione da oggi in poi si potrà curare con un intervento chirurgico alla testa (benché quasi di routine neurologica e con tecnologie molto avanzate e poco invasive), tale tecnica comporta sempre dei rischi e va valutata molto attentamente con il medico specialista e sul singolo caso del paziente. Certo è che non si tratta di un’ipotesi futuristica ma già reale e concreta, benché vi siano molti detrattori. Chi avrà ragione?

    Foto: Better Than Your Lucky Star