Cuore: scoperto cosa provoca lo scompenso cardiaco

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    Il nostro cuore è un muscolo perfetto e meraviglioso, il motore del nostro organismo, ma è anche molto fragile. Sono tante le patologie che possono compromettere il suo buon funzionamento, alcune di carattere genetico, altre derivate da disfunzioni acquisite. La ricerca medica ha fatto passi da gigante sul fronte malattie cardiache, così, oggi è possibile vivere una vita quasi normale anche con un cuore un po’ malandato. Oggi vi segnalo un ulteriore passo in avanti della cardiologia: scienziati dell’Università di Torino (Centro di Biotecnologie Molecolari) guidati dal prof. Hirst, sono riusciti ad individuare i meccanismi che provocano lo scompenso cardiaco, un disturbo piuttosto diffuso.

    Si tratta di uno studio molto importante per le innovazioni terapeutiche che potrebbe portare, e che è stato condotto in collaborazione con altri istituti di ricerca medica statunitensi ed europei, e i cui risultati sono stati pubblicati sulle riviste di settore Circulation e Molecolar Cell. A quanto pare, lo scompenso cardiaco, determinato da fattori diversi come forte stress, pressione alta, mal funzionamento delle valvole cardiache o anche un precedente infarto, si manifesta come una sorta di “stanchezza” del muscolo, che non riesce più a pompare sufficiente sangue per ovviare ai deficit già evidenziati.

    Un carico eccessivo di lavoro che sfianca il cuore, portando a danni irreparabili. A seguito della ricerca italiana, però, è stata ipotizzata una nuova cura dello scompenso cardiaco basata su tecniche di inibizione genetica o attraverso farmaci specifici. In tal modo, si riuscirebbe a bloccare la deriva dello scompenso, finora quasi impossibile da perseguire, tant’è vero che molti pazienti, anche se sottoposti a costante monitoraggio e terapie in grado di ridurre i sintomi, continuano a vedere le proprie condizioni generali peggiorare tanto da aver necessità di un trapianto di cuore, ultima spiaggia. Insomma, davvero un’ottima notizia per tutti i pazienti cardiopatici.

    Dolcetto o scherzetto?