Cuore fermo per sette giorni: bimba di 10 mesi salva a Firenze

da , il

    cuore fermo bimba malformazione

    Il suo cuore è stato fermato, messo a riposo dai medici per sette giorni. E’ accaduto a Firenze presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria Meyer un mese fa e la protagonista è una bimba di soli 10 mesi. Il ricovero della piccola paziente era avvenuto in regime di emergenza: un’anomalia congenita le aveva ingrossato il cuore a tal punto da occupare gran parte del torace, inibendo l’utilizzo di un polmone e provocando continui arresti cardiaci.

    Un quadro clinico disperato “scompensato dal punto di vista emodinamico e respiratorio” si legge in una nota del nosocomio. Nonostante questo si è proceduto salvando la vita alla bambina, grazie ad un lavoro multidisciplinare ed inter-strutturale: hanno lavorato insieme l’equipe di Endoscopia Respiratoria e della Cardiologia del Meyer di Firenze, quella di Cardiochirurgia Pediatrica della Fondazione Toscana “G. Monasterio” Ospedale del Cuore e del “G. Pasquinucci” di Massa. La malformazione di cui soffriva la bimba consisteva nella coronaria sinistra che invece di partire dall’aorta prendeva origine da una arteria polmonare: da qui la mancanza di ossigenazione del cuore e tutte le altre complicanze correlate. Si continua a leggere nella nota: il complesso intervento chirurgico è iniziato con la riabilitazione respiratoria, svolta in urgenza, mediante il posizionamento di uno stent (un tubicino in acciaio che apre la via respiratoria) nel bronco principale di sinistra. Successivamente, come spiega il cardiochirurgo Bruno Murzi, la piccola è stata sottoposta ad intervento cardochirurgico di reimpianto sull’aorta della coronaria sinistra. A causa della scarsa contrattilità cardiaca, e per permettere al cuore di riprendere appieno le sue funzioni, l’organo è stato quindi “messo a riposo”.”

    Questo grazie ad un macchinario, una pompa extracorporea. Recuperate le funzioni contrattili e respiratorie, il cuore è stato riabilitato a funzionare da solo e la bimba sta bene. Lo strumento che ha permesso questa pausa non è comunque una novità: si tratta dell’ECMO, composto da un sistema pompa-ossigenatore artificiale che ha lo scopo di immettere nel circolo ematico il sangue ricco di ossigeno. Si utilizza dagli anni ’70 anche se solo recentemente viene sfruttato per situazioni superiori alle 24 ore, grazie ad innovazioni tecnologiche. L’eccezionalità dell’intervento, sta nell’essere stato il primo di questo tipo in Italia in età pediatrica. E’ un’ulteriore riprova che in Toscana la sanità pubblica funziona bene.

    Dolcetto o scherzetto?