Crampi al polpaccio: rimedi e cause

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    Crampi al polpaccio

    Capita, quando si fa dell’esercizio fisico, di essere colpiti da crampi al polpaccio, un’esperienza decisamente poco piacevole. Riconoscere un crampo non è difficile, si tratta di una contrazione involontaria che si manifesta come un dolore trafittivo al muscolo del polpaccio che impedisce di effettuare qualunque movimento. In genere non si tratta di un problema grave, poiché è determinato dall’eccessiva produzione di acido lattico e bisogna semplicemente riposarsi e prendere qualche accorgimento per portare sollievo alla muscolatura contratta. Qualche volta, però, essere colpiti troppo spesso da crampi senza che siano scatenati da un allenamento fisico intensivo che ne giustifichino la comparsa, può essere sintomo di una patologia più grave. Ma vediamo prima come porre rimedio al crampo al polpaccio “generico”.

    Rimedi ai crampi al polpaccio da sforzo fisico

    Ma cosa bisogna fare per distendere i muscoli e allentare la morsa dolorosa? Vediamo un po’ di nozioni di primo intervento. Innanzi tutto, la parte andrebbe riscaldata, per favorire il normale ripristino della circolazione sanguigna, e quindi è molto utile effettuare un bel massaggio sul muscolo, sia da soli che, eventualmente, chiedendo soccorso a qualcuno. In secondo luogo, il muscolo va disteso (ricordiamoci che il crampo è proprio una contrattura muscolare), perciò se la parte colpita è il polpaccio, dovrete lentamente sollevare la gamba e cercare, delicatamente, di piegare all’indietro la punta del piede, magari aiutandovi con le mano. Il piede dovrà assumere la posizione detta “a martello”, il che permette al tendine di Achille di allungarsi, “tirando” e distendendo il muscolo. Con questi semplici accorgimenti vedrete che, pian piano, il dolore cesserà e i muscoli torneranno a posto, tuttavia, se ne avete la possibilità per completare l’intervento, meglio sarebbe riscaldare ancora meglio le zone colpite immergendole in acqua calda (anche per pochi minuti) o preparando un impacco caldo da metterci sopra (basta anche un asciugamano imbevuto).

    Crampi al polpaccio, quando la causa è patologica

    Si manifesta come un comune crampo al polpaccio, e colpisce mentre stiamo camminando, magari durante un’occupazione piacevole quale quella dello shopping. E’ l’arteriopatia periferica , anche denominata la “malattia delle vetrine”, perché colpisce proprio quando si passeggia e costringe e bloccarsi di frequente. A spiegarci in cosa consista è il chirurgo vascolare Massimo Pisacreta: “L’arteriopatia periferica è la punta dell’iceberg di un processo aterosclerotico che riguarda tutto l’organismo e che è alla base anche di infarto cardiaco e ictus”.

    Le placche arteriosclerotiche all’inizio non danno sintomi, per questo anche il dolore al polpaccio che costringe a camminare zoppicando, si manifesta già a malattia avanzata. “Il dolore insorge sotto sforzo, quando nel polpaccio c’è più richiesta di ossigeno, che non viene soddisfatta per il restringimento di un’arteria a monte. La claudicatio ha vari stati di gravità: nelle forme lievi compare solo sotto sforzo, in quelle intermedie quando si cammina, in quelle più gravi anche a riposo e può essere accompagnata da ulcere e gangrena. In questi casi è probabile che ci si trovi di fronte a una ischemia critica, che rende necessari rimedi tempestivi, pena il rischio amputazione dell’arto, evenienza rara ma non trascurabile”. Insomma, davvero un problema davvero serio. Come si cura la malattia delle vetrine?

    Come si cura l’arteriopatia periferica

    Cosa fare in caso si scopra di essere affetti da arteriopatia periferica? La parola all’esperto: “Una volta fatta la diagnosi (per quale si ricorre a un eco-color-doppler) le cure cominciano con l’abolizione dei fattori di rischio (fumo, colesterolo alto, diabete eccetera) e possono completarsi con terapie farmacologiche, endovascolari e chirurgiche. Nelle forme lievi si usano farmaci vasoattivi o antiaggreganti, mentre quando le arterie sono talmente compromesse da richiedere una rivascolarizzazione si ricorre in prima battuta alle tecniche endovascolari meno invasive (angioplastica e stent in cui le arterie vengono dilatate e ricanalizzate) e nei casi più gravi al by-pass chirurgico (utilizzo di vene del paziente o di tubi artificiali, che vengono collegati alle arterie del paziente a monte e a valle delle occlusioni e permettono al sangue di arrivare ai tessuti sofferenti)”.