Cosa fare per prevenire la tbc?

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    Prevenire la tbc è possibile, essenzialmente grazie alle misure igienico-sanitarie comuni (come quelle per l’influenza ad esempio) ed un regime alimentare sano ed equilibrato che permetta all’organismo di sviluppare e mantenere un sistema immunitario adeguato. Non a caso, come si legge anche in una nota storica sul sito del Ministero della Salute, la malattia è diminuita nei paesi ricchi, mentre si è ulteriormente diffusa in quelli poveri! A parte questo, è fondamentale agire sull’identificazione ed il trattamento precoce in tutti quei casi in cui si riscontra il micobatterio della tubercolosi.

    La vaccinazione anti-tubercolosi con BCG (batteri vivi attenuati derivati da un ceppo di Mycobacterium bovis), è molto diffusa nei paesi del terzo mondo, ma è anche obbligatoria in Italia per alcune categorie professionali. Purtroppo però è di limitata efficacia nell’adulto: solo nel 50-78% dei casi. Prima di somministrare il vaccino, occorre stabilire se l’individuo è stato già contagiato dal batterio della tubercolosi (con il test standard, quello cutaneo di Intradermoreazione di Mantoux). Detta verifica per le categorie a rischio, va effettuata con regolarità, anche se si pratica il vaccino. Il caso dell’infermiera che avrebbe infettato colleghi e neonati al Policlinico A. Gemelli di Roma è la conferma di tali necessità: era vaccinata, ma ha comunque contratto la malattia.

    Il Vaccino antitubercolare si somministra per via intradermica: la sua efficacia (ovvero l’immunità) si può avere già nell’arco di 6 settimane, ma col passare del tempo diminuisce. Numerosi purtroppo gli effetti collaterali di questo vaccino: linfoadenopatia cervicale ed ascellare, irritazione e lividi in sede di iniezione, formazione di pustula che può persistere anche per 90 giorni e lasciare una cicatrice, febbre ed in rarissimi casi, 0,01% osteite da BCG.

    Un’altra forma di prevenzione per la tubercolosi è la cosiddetta chemioprofilassi, basata sempre sulla somministrazione di un farmaco antitubercolare chiamato Isoniazide (INH o INI). Anche in questo caso, si effettua su pazienti che non hanno sviluppato la malattia, ma che sono semlplicemente portatori di “infezione tubercolare”. Si tratta di quelle persone che hanno i bacilli inattivi, non sono malati, non hanno sintomi e soprattutto non sono contagiosi.

    Questa terapia preventiva può essere effettuata in caso di necessità per 6-12 mesi ed ha lo scopo di distruggere i batteri presenti, evitando di sviluppare la malattia tubercolare, cosa che avviene solo nel 10% dei casi. Va detto che anche questa terapia può comportare degli effetti collaterali e dunque va fatta solo in casi di effettiva necessità da valutare di volta in volta con i medici specialisti.