Colite, i grassi del latte possono scatenarla

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    Sono tantissime le persone che soffrono di colite, o malattia infiammatoria intestinale (IBD), una patologia non grave ma estremamente fastidiosa, tanto da abbassare notevolmente la qualità di vita di chi ne sia affetto. Di solito compare a intermittenza, e nella fasi attive è caratterizzata da disturbi quali diarrea alternata a stitichezza, meteorismo, dolori addominali anche molto forti. L’origine della colite, che è di fatto una infiammazione della porzione finale dell’intestino, il colon, appunto, è attualmente considerata autoimmune, ma fattori quali cure antibiotiche, infezioni intestinali, intolleranze alimentari e stress possono comunque innescarla in chi ne sia predisposto.

    E l’alimentazione? Naturalmente anche questa ha le sue “colpe”, e forse un nuovo studio ci aiuta a capire esattamente quali cibi sono più nocivi e perché. Vediamo meglio.

    Colite e grassi del latte, lo studio USA

    I ricercatori dell’Università di Chicago (USA), grazie ad uno studio pubblicato sulla rivista Nature, sono riusciti ad individuare le sostanze alimentari colpevoli di provocare, in individui predisposti, la colite o malattia infiammatoria intestinale. Si tratta dei grassi saturi, molto presenti in tantissime preparazioni alimentari, spesso e volentieri di tipo industriale, tra i quali particolarmente nocivi quelli del latte vaccino. Parliamo di dolci, di gelati, di creme e di tutti quei preparati, freschi o confezionati, che in qualche misura contengano grassi del latte. Queste molecole, infatti, una volta ingerite, non vengono metabolizzate completamente ma si attivano nella mucosa intestinale alterando il naturale equilibrio micro batterico della flora e innescando il processo infiammatorio.

    Per dimostrare come una dieta ricca di grassi saturi del latte fosse in grado di aumentare il rischio di colite, gli scienziati hanno condotto un esperimento sui topi geneticamente predisposti alla malattia. Un gruppo è stato alimentato con cibi poveri di grassi saturi, un altro con cibi che ne erano ricchi. Al termine della sperimentazione si è visto che le cavie con dieta povera si erano ammalate di colite nel 20% dei casi, mentre del secondo gruppo si era ammalato ben il 60%. Il che significa che modificando la dieta anche le persone geneticamente predisposte a sviluppare la IBD, potrebbero “scamparla”. Vediamo come spiegano il loro studio i ricercatori.

    Colite, nella dieta occidentale la causa

    Lo studio USA, coordinato dal prof. Eugene B. Chang, individua nei grassi saturi, specie quelli del latte, così presenti nella dieta-tipo delle popolazioni occidentalizzate, la vera causa della grande diffusione della colite. “Questo è il primo meccanismo plausibile che mostra passo-passo come le diete occidentali contribuiscano al rapido e continuo aumento dell’incidenza della malattia infiammatoria intestinale.

    Sappiamo come alcune differenze genetiche possono aumentare il rischio per queste malattie, ma passando all’elevato rischio per lo sviluppo della malattia sembra sia richiesto un secondo evento che può essere trovato nel nostro stile di vita che cambia”, ha spiegato Chang che conclude affermando che la ricerca: “Mostra come l’andamento del consumo di diete di tipo occidentale da parte di molte società sia potenzialmente in grado di sbilanciare lo stato mutualistico tra ospite e batterio a uno stato che favorisce l’insorgenza della malattia”. Teniamolo a mente.