Clamidia: sintomi, diagnosi e cure

La Clamidia è un'infezione sessualmente trasmissibile molto comune, le cui manifestazioni sintomatiche sono poco visibili, tanto da non essere spesso riconosciute da chi ne soffre. Tuttavia, è importante poter effettuare una diagnosi molto rapida per eliminare le probabilità di possibili complicazioni.

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    Clamidia: sintomi, diagnosi e cure

    Quali sono i sintomi, la diagnosi e le cure della Clamidia? La Clamidia (o meglio Chlamydia) è una delle malattie a trasmissione sessuale più comuni, causata dal batterio Chlamydia trachomatis. È fondamentale conoscerla e sapere come prevenirla perché se non curata può danneggiare gli organi riproduttivi della donna ed essere anche trasmessa al neonato durante il parto con altrettanta pericolosità. Nelle donne è una malattia silente, asintomatica nel 75% dei casi: quando si manifesta, è spesso ormai tardi o comunque più complicato intervenire. Cerchiamo dunque di conoscerla meglio.

    Cos’è la Clamidia

    La Clamidia è un’infezione batterica che può colpire sia le donne che gli uomini sessualmente attivi, anche se predilige maggiormente il sesso femminile con un picco di incidenza attorno ai 20 anni. Oltre alla Chlamydia trachomatis, esistono anche altre due varietà dell’infezione che possono essere trasmesse attraverso i colpi di tosse, la Chlamydia pneumoniae, o attraverso il contatto con gli uccelli, la Chlamydia psittaci.

    Insieme alla Tricomoniasi e alla Gonorrea, con la quale condivide numerose manifestazioni cliniche, la Clamidia è una delle malattie sessualmente trasmissibili più diffuse al mondo.

    Sintomi più comuni

    Come già detto in precedenza, vi è la possibilità di una Clamidia asintomatica, per cui non è facile la sua individuazione. Altre, invece, può provocare una sintomatologia piuttosto lieve, e per questo poco avvertibile: anche in questo caso l’infezione potrebbe rimanere latente settimane o addirittura mesi, prima di venire diagnosticata.

    I sintomi, laddove si verifichino, compaiono ad un paio, massimo 3 settimane dall’infezione. Nelle donne il batterio colpisce inizialmente la cervice e l’uretra. In un secondo momento il batterio può arrivare alle tube di Falloppio e manifestare più o meno lievi sintomi. Ecco i principali:

    Se l’infezione da Clamidia non viene adeguatamente curata, i sintomi possono aggravarsi e cronicizzarsi: il problema può danneggiare in modo grave e permanente le tube di Falloppio e il dolore alla pelvi diventare cronico, fino ad influenzare negativamente e in modo drastico la fertilità di una donna.

    Pertanto, non appena si avvertono i primi sintomi, o se si nutre anche un semplice sospetto di essere stati contagiati da Clamidia, è assolutamente consigliato rivolgersi immediatamente al proprio medico di fiducia.

    Diffusione e contagio

    Negli Stati Uniti, negli ultimi anni, la Clamidia è stata la malattia a trasmissione sessuale batterica più diffusa in assoluto con circa 1.308.000 casi diagnosticati. Una cifra allarmante che nasconde ben altri numeri, quelli non diagnosticati.

    La trasmissione della Clamidia avviene, generalmente, attraverso diversi rapporti sessuali, vaginali, anali e orali. Se viene trasmessa per il tramite di rapporti anali, la clamidia potrebbe essere la causa di una proctite con dolore all’ano, spasmi del retto accompagnati da bisogno urgente di andare di corpo, e, talune volte, anche sanguinamento.

    Tuttavia, una donna incinta infetta può, durante il parto, passare al neonato l’infezione da clamidia, che si manifesta come un’infiammazione agli occhi e all’apparato respiratorio. La clamidia è, infatti, una delle prime cause di congiuntivite e di polmonite nei neonati.

    Nella maggior parte dei casi, l’infezione interessa le donne, soprattutto le adolescenti e le giovani sessualmente attive. Dal 10 al 40% delle donne con infezione non trattata sviluppano la malattia infiammatoria pelvica, che può condurre alla sterilità.

    Come viene fatta la diagnosi

    Se si sospetta un contagio da Clamidia è bene rivolgersi immediatamente ad un medico, per poter effettuare una visita di controllo. Solo una diagnosi tempestiva ed attendibile è infatti in grado di impedire l’eventuale comparsa delle complicanze più severe.

    Il test consiste generalmente nel semplice prelievo di un tampone cervicale, uretrale, vaginale o urinario, che verrà poi analizzato in laboratorio. Attualmente sono disponibili tecniche di analisi che, oltre ad avere sensibilità e specificità ormai prossime al 100%, consentono di ottenere risultati in brevissimo tempo.

    Questi test sono basati su moderne tecniche di amplificazione genica, come la PCR, la LCR e la TMA, e sono per questo in grado di fare la diagnosi del genoma della Clamidia.

    Cure e trattamenti

    È importante prestare attenzione ai segnali che il proprio corpo invia per una diagnosi precoce e l’avvio di una adeguata cura. Se un’infezione da Clamidia viene diagnosticata per tempo, la sua terapia sarà semplice e veloce, perchè riuscirà a contrastare i sintomi in una settimana massimo 10 giorni.

    Se, invece, la clamidia non viene curata, essa può comportare complicanze, anche gravi, le quali possono fare la loro comparsa anche dopo molti mesi se non addirittura alcuni anni dopo che si sia stati contagiati.

    In genere, la cura per la Clamidia consiste nell’assunzione di specifici antibiotici, come ad esempio un’unica dose di azitromicina o sette giorni di doxiciclina da assumere ogni 12 ore, che sono farmaci usati anche per alleviare la Gonorrea.

    Come per altri casi di malattie sessualmente trasmissibili, come la Candida, il miglioramento dei sintomi può far credere che la Clamidia sia definitivamente stata debellata, anche quando, in realtà, è ancora presente all’interno dell’organismo ospite.

    È importante che anche i partner vengano sottoposti ad analisi e cure, per evitare che si riattivi nuovamente l’infezione al primo rapporto sessuale non protetto. Per lo stesso motivo vanno evitati rapporti intimi nel periodo della terapia e, infine, deve’essere effettuato un test per verificare che il batterio della Clamidia sia stato effettivamente sradicato. Le malattie veneree infatti spesso diventano latenti per poi provocare pericolosi danni nel tempo. In genere, la prevenzione rimane sempre l’arma migliore.

    L’importanza della prevenzione

    Poiché il maggior veicolo di diffusione e contagio della Clamidia sono i rapporti sessuali, una perfetta prevenzione la si può avere solo con l’astinenza oppure con la dovuta attenzione attraverso l’utilizzo del preservativo.

    In più va evidenziato che il collo dell’utero nelle giovanissime donne non è totalmente maturo ed è dunque maggiormente suscettibile di infezioni laddove le stesse siano sessualmente attive: maggiore è il numero di partner e più elevato è il rischio. Da tenere presente è inoltre il fatto che la Clamidia trova ambienti idonei anche nel retto e nella bocca, quindi anche il sesso anale o orale sono fortemente a rischio.