Chirurgia, attenzione alle abbuffate

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    chirurgia estetica mania

    Quello di Renée Zellweger ha riempito le pagine di tutti i giornali, ma non è che l’ultimo, in ordine di tempo, dei casi di persone che con il ritocchino sono andate giù un po’ pesanti. Scandalizzati, i tabloid si interrogano sul perché uno strumento che dovrebbe servire a migliorare e correggere un difetto si trasforma in una mania o, peggio, nel desiderio di diventare qualcun altro. Chirurgia e medicina estetica hanno il compito di correggere eventuali difetti, armonizzare e migliorare l’immagine e, nel caso della medicina estetica in particolare, di fornire alla nostra pelle quelle sostanze naturalmente presenti e che garantiscono un aspetto giovane e sano ma che con il tempo, lo stress e abitudini di vita sbagliate possono venire meno.

    Non solo filler e botulino, quindi, ma tutto un programma studiato ad hoc, dopo un attento e personalizzato screening, per accompagnare il paziente in un percorso di benessere globale, che si riflette nell’aspetto fisico. Detto ciò, un numero, seppur contenuto (si parla del 10% dei pazienti di medicina estetica e di un 20% di quelli di chirurgia estetica), una volta intrapreso un percorso “perdono” letteralmente il controllo e finiscono per diventare schiavi di un desiderio di cambiamento che riflette un profondo stato di disagio psichico.

    Le cause possono essere diverse: una profonda insicurezza, che porta a una dismorfobia, ovvero quando un soggetto si concentra in modo fobico su un particolare che avverte come difetto e ne ha una percezione smisurata; oppure un disagio covato negli anni e legato a eventi traumatici vissuti in passato; o ancora la semplice ma pericolosa paura di invecchiare e l’incapacità di accettare i cambiamenti del corpo. Infine, per qualcuno la dipendenza da ritocco è come quella da shopping: un modo per combattere la noia e l’insoddisfazione di una vita poco appagante.

    Quali che siano le cause, la differenza spesso la fa il medico. Un bravo medico o chirurgo estetico non si limita a esaudire le richieste del paziente, ma valuta insieme a lui l’entità del difetto da correggere, sempre che sia tale (irregolare non significa necessariamente brutto), le aspettative e il percorso da intraprendere, proponendo quando possibile soluzioni alternative. Inoltre, il medico deve sapere porre dei veti, spiegare esattamente quali saranno gli esiti dell’intervento e tutelare il paziente, soprattutto se ne percepisce fragilità e avventatezza. Un altro rischio è quello legato ai pazienti che si rivolgono al chirurgo estetico per esaudire un desiderio del partner: se da una parte è legittimo il desiderio di piacere al proprio compagno, dall’altro non dobbiamo sottovalutare l’impatto, estetico e psicologico, di un intervento di chirurgia estetica. Senza contare che l’equilibrio e la stabilità, personale e di coppia, passano per l’accettazione di sé.