Cervello: mangiare di meno potenzia vista e memoria

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    Volete potenziare le facoltà del vostro cervello, in particolare la vista e la memoria? Mangiare di meno, è allora il primo passo da compiere. Ma come, direte voi, non è proprio il cibo il “carburante” delle nostre “cellule grigie”? Sì, certamente, ma è anche vero che la qualità plastica del cervello, quella che ci permette di adattarci alle circostanze a trovare soluzioni, si accentua proprio quando è particolarmente all’erta il senso della fame. E’ la ricerca di nutrimento che, in modo primordiale, diciamo così, spinge gli esseri umani ad “aguzzare l’ingegno” e, soprattutto, acuisce i sensi. Come la vista, appunto.

    E’ quanto scoperto dai ricercatori dell’Istituto di Neuroscienze del CNR e della Scuola Superiore Normale di Pisa. Uno studio tutto italiano, durato 3 anni e condotto su modello animale, ha evidenziato come i topolini, alimentati solo a giorni alterni, proprio stimolati dalla fame riuscivano a potenziare la plasticità del loro cervello, per adattarsi alle condizioni non ottimali. Lo studio degli scienziati si è concentrata in particolare sulle aree cerebrali legate alla vista e sull’ippocampo, che presiede alla memoria spaziale.

    “La plasticità è una caratteristica tipica dei cervelli giovani, nelle prime fasi di sviluppo – spiega una delle curatrici dello studio, Maria Spolidoro – e si riduce durante l’età adulta. Attraverso test specifici abbiamo notato, al contrario, che seguendo questo particolare regime alimentare la plasticità cerebrale aumentava”. Naturalmente, a parte il fatto che la sperimentazione è stata condotta solo sulle cavie da laboratorio, i risultati di questa ricerca non devono portare a ridurre indiscriminatamente l’apporto calorico giornaliero, indispensabile per il nostro benessere, perseguendo un improbabile potenziamento delle nostre facoltà visive e mnemoniche!

    Infatti, come affermano i ricercatori: “La mancanza di cibo eccessiva o prolungata può avere effetti diametralmente opposti, causando un grave stress, e quindi danni enormi, al nostro organismo”. In linea generale, possiamo dire che non eccedere nel consumo di cibo può essere salutare per tanti aspetti, e non ultimo, questo che riguarda il funzionamento del nostro cervello.

    Del resto, se mangiamo molto, la laboriosità stessa del processo digestivo impedisce un afflusso di sangue ottimale alla nostra “materia grigia”, con conseguente rallentamento di tutte le facoltà cognitive. Ma lo studio italiano è soprattutto importante per quanto riguarda le terapie riabilitative dopo danni importanti subiti a livello cerebrale, come ictus, ad esempio. “In un futuro – ha infatti prefigurato la Spolidoro – potrebbe essere che per i pazienti ospedalizzati e sottoposti a trattamenti di riabilitazione sia previsto anche uno specifico regime alimentare”.

    Dolcetto o scherzetto?