Cervello: scoperta la zona che si attiva con il senso di colpa

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    cervello: senso di colpa

    Il senso di colpa. Credo sia un’emozione tipicamente femminile. La viviamo costantemente, nel tentativo di essere contemporaneamente, mogli, madri, donne, lavoratrici, amiche, casalinghe, ecc!! E’ per questo motivo che vi voglio riportare i dati di una interessante ricerca scientifica che è stata condotta in Italia: si tratta di uno studio frutto della collaborazione tra la Fondazione Santa Lucia e l’Associazione di Psicoterapia Cognitiva che ha scovato quali zone del cervello reagiscono a questa sensazione. Vediamo il percorso che è stato fatto dagli studiosi.

    E’ già scientificamente noto che le emozioni elementari, semplici, come la rabbia, la gioia, la paura o la tristezza, attivano specifiche aree cerebrali. Il senso di colpa appartiene invece alla categoria delle emozioni sociali, più complesse e poco indagate, benché caratterizzanti del genere umano.

    Pensate a quanto questa emozione complichi la nostra vita, la influenzi. Ne sapete qualcosa vero amiche?

    E’ affascinante riflettere su come questa emozione implichi alcuni comportamenti sociali devianti, ma ancora di più, scoprire che alterazioni della sua percezione possono essere causati da lesioni cerebrali di vario genere: (traumi cranici, ischemie, tumori, ecc.).

    Gli scienziati hanno sottoposto due distinti gruppi di volontari sani ad una serie di stimoli visivi in grado di suscitare il senso di colpa, analizzando la reazione cerebrale a questi impulsi attraverso la Risonanza Magnetica Funzionale (del laboratorio di Neuroimmagini del Santa Lucia).

    Sono così state individuate due zone cerebrali ben distinte: la corteccia del cingolo anteriore e di quello posteriore (sono aree notoriamente coinvolte in funzioni superiori di tipo cognitivo).

    Da qui è stato possibile addirittura determinare una regione caratteristica del senso di colpa deontologico (cioè legato ad una trasgressione morale pura che non colpisce altri individui) ed una tipica di quello altruistico (quando invece c’è un danno per qualcuno).

    A cosa serve tutto questo? Sicuramente ad indagare meglio le cause di alcuni atteggiamenti psichiatrici, come la violenza o la compulsività e la depressione tanto per fare qualche esempio; ma anche ad affrontare terapie mirate e controllate.

    Che emozione, studiare le emozioni! La ricerca sta per essere pubblicata sulla rivista scientifica Human Brain Mapping.