Cellule staminali: scoperto come fanno crescere i tumori

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    Alla base della crescita dei tumori ci sono delle cellule staminali particolari, tumorali. Se ne parla da tempo, ma l’ipotesi è stata ora confermata da un gruppo di scienziati italiani e pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature.Il lavoro è durato tre anni ed è stato finanziato dall’Airc (Associazione Italiana Ricerca sul Cancro). Il tutto è partito dall’analisi dei tessuti tumorali asportati a 40 pazienti affetti da glioblastoma multiforme, ovvero un tumore al cervello, purtroppo tra i più frequenti e difficili da trattare.

    Questo a causa della rapidità con cui le cellule del cancro si riproducono: un tumore è tanto aggressivo quanto è rapido il suo sviluppo. Spiega la scoperta il Direttore del Dipartimento di Ematologia e Oncologia Molecolare dell’ISS Ruggero De Maria: “Analizzando questi tessuti, abbiamo potuto osservare come le cellule staminali di questo pericoloso tumore siano in grado di farlo crescere, generando direttamente dei nuovi vasi sanguigni. Questi nuovi vasi nutrono il cancro permettendogli di crescere e invadere il cervello. (ndr un qualcosa di simile era stato già testato ad esempio con l’utilizzo della morfina). Si tratta di un’analisi molto importante perché questa ricerca ha mostrato come la maggioranza dei vasi sanguigni del tumore sia costituita da cellule staminali tumorali trasformate in cellule endoteliali, cioè nelle cellule che normalmente sono deputate alla formazione dei vasi del sangue necessari a portare ossigeno e sostanze nutritive al nostro organismo”. L’ipotesi futura sulla quale lavorare è la conferma di questo meccanismo anche in altri tipi di tumore come quello al seno, o ai polmoni, grandi Big Killer, e quindi una rivoluzione dal punto di vista delle terapie.

    E’ ancora presto per parlare di farmaci e speranze nuove, ma un passo per volta, come i tanti fatti negli ultimi decenni, arriveremo a soluzioni decisive, ne sono convinta. Il team di ricerca ha visto la collaborazione di diverse strutture tutte italiane: oltre l’Istituto Superiore di Sanità hanno partecipato l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, la Fondazione IRCCS Carlo Besta e l’Università di Palermo.