Cellule staminali salvano bimba da atrofia muscolare

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    Quando si parla di cellule staminali, si sa, i media tendono a enfatizzare le nuove scoperte scientifiche. Spesso, i nuovi trattamenti descritti in alcune riviste sono ancora in fase di sperimentazione sugli animali e, in alcuni casi, non avranno mai un risvolto pratico. Questa volta, però, una terapia a base di cellule staminali sembra aver davvero salvato la vita a un essere umano: una bimba di sei mesi. La piccola era affetta da una grave patologia degenerativa che colpisce le cellule nervose da cui partono i nervi diretti ai muscoli: l’Atrofia Muscolare Spinale (SMA1).

    A causa della grave patologia, la bimba era ormai completamente paralizzata e aveva una prospettiva di vita di poco più di un anno. Uno dei sintomi più gravi dell’Atrofia Muscolare Spinale è la degenerazione e quindi la morte del motoneurone periferico (o secondo motoneurone), formato da cellule nervose che trasportano il segnale dal midollo spinale alle fibre muscolari. E’ compromessa anche la funzionalità dei muscoli che permettono la corretta fonazione, la respirazione e la deglutizione: limitazioni gravi, che possono portare al soffocamento. Per questo, per tenere in vita i bambini colpiti da SMA1, già a pochi mesi dalla nascita si deve far uso di strumenti per la respirazione assistita e il nutrimento artificiale.

    Forse non sarà il caso di Maria, la bimba di sei mesi salvata con le staminali. Grazie all’intervento dei medici dell’ospedale Burlo Garofolo di Trieste, la bambina è tornata a muoversi, ingoia il latte autonomamente e respira correttamente, senza manifestare segni di soffocamento (come avveniva prima del trattamento). Le sue condizioni di salute sono nettamente migliorate.

    “L’iniezione per via lombare di cellule staminali “mesenchimali” (staminali adulte) può offrire reali vantaggi in termini di movimenti spontanei e soprattutto di miglioramento di respiro e deglutizione nella SMA1. Il programma di minima era di arrestare almeno l’evoluzione della malattia; in Maria, invece, siamo riusciti a ottenere la ricomparsa di movimenti che erano perduti da mesi” parole dell’esecutore dell’intervento, il dottor Marino Andolina, che però non si sbilancia: “Non sappiamo fino a che punto arriverà il miglioramento; ora è troppo presto per parlare di guarigione. Sappiamo solo che certamente la bambina non è destinata a morire per polmonite “ab ingestis” o per paralisi respiratoria.”