Autotrapianto ovarico: nata la prima bimba in Italia

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    Autotrapianto ovaio

    Si chiama Aurora la prima bimba venuta al mondo grazie ad autotrapianto ovarico effettuato sulla madre, una giovane italiana di 29 anni. Si tratta, logicamente, di una notizia bellissima (come lo sono sempre le nuove nascite), ma particolarmente significativa per gli importanti risvolti medici che comporta. La madre aveva subito un trattamento di chemio all’età di 21 anni, in quanto affetta da una malattia genetica – la Beta Talassemia – per guarire dalla quale è stata sottoposta ad un trapianto di midollo osseo. Prima di questo intervento, però, si rendeva per l’appunto indispensabile un trattamento chemioterapico preventivo, che avrebbe reso verosimilmente sterile la ragazza. Ma entriamo meglio nei dettagli.

    Autotrapianto ovarico: la storia di Rosanna

    La protagonista della vicenda è Rosanna, una madre di 29 anni, che è anche una delle poche al mondo che abbia potuto coronare il suo desiderio di maternità grazie ad una tecnica all’avanguardia come quella dell’autotrapianto di tessuto ovarico, conservato con il sistema del criocongelamento. La sua piccola Aurora è nata il 15 marzo alle ore 9:37, presso l’ospedale Sant’Anna di Torino, seguita dall’equipe medica della Clinica universitaria di Ginecologia e Ostetricia 1 della struttura sanitaria. La ragazza, come anticipato, era affetta da Beta Talassemia, era stata sottoposta ad un trapianto di midollo osseo donato da un familiare, e proprio per consentire il buon esito del tutto, si erano resi necessari dei cicli di chemio pesanti per il suo organismo, che l’avrebbero resa sterile. Ecco che, allora, il professor Alberto Revelli e la sua equipe, hanno deciso per il prelievo del tessuto ovarico di Rosanna, da conservarsi fino al momento in cui la giovane avesse voluto diventare madre.

    Autotrapianto ovarico: come è stato effettuato

    Otto anni fa, Rosanna venne sottoposta ad un intervento di laparoscopia, seguita dal dott. Gianluigi Marchini, per effettuare delle biopsie multiple di tessuto delle sue ovaie, ricco di ovociti. Immediatamente dopo il materiale biologico della ragazza era stato congelato e crioconservato in azoto liquido, per otto anni, presso il laboratorio Fiver del Sant’Anna. In pratica, in questo modo si voleva preservare la fertilità di Rosanna, e permetterle una possibile, futura gravidanza, e così è stato. Nel 2010 Rosanna si è rivolta ai medici che l’avevano seguita, affinché quel tessuto ovarico fosse scongelato e reimpiantato in sede, perché desiderava provare a concepire un figlio. Nel marzo del 2010 la giovane è stata dunque nuovamente sottoposta ad interventi laparoscopici per reimpiantare il suo stesso tessuto ovarico, che le ha permesso di recuperare la fertilità perduta, e di concepire la sua prima figlia. Decisamente un grande risultato delle medicina, e una speranza per tutte le donne che in giovane età debbano sottoporsi ad interventi o cure che possano pregiudicare la loro fertilità.

    Dolcetto o scherzetto?