Autismo: la diagnosi con l’analisi della voce

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    Autismo

    L’autismo è una malattia molto seria, che colpisce molti più bambini di quanto si creda. Secondo gli ultimi dati statunitensi ne soffre un bambino ogni 110, con un aumento dell’incidenza pari al 57% in 4 anni. Queste rilevazioni fanno riferimento al 2006 ed è normale pensare (purtroppo) che si tratta di cifre a tutt’oggi in difetto rispetto alla realtà. E’ per questo motivo che voglio segnalarvi una notizia di qualche giorno fa che riguarda la diagnosi precoce. Un gruppo di ricercatori dell’Università del Kansas hanno monitorato, anzi registrato la voce ed i vocalizzi di 232 bambini per 1500 giorni circa: dai 10 mesi di vita ai 4 anni.

    Volevano capire e dimostrare se nel sillabare dei bambini ci potessero essere dei segni per la diagnosi e se sì, quali. Lo hanno fatto applicando dei piccoli registratori sugli abiti dei bimbi, lasciandoli così liberi di muoversi e di esprimersi.

    Hanno poi analizzato circa 3 milioni di queste tracce attraverso Lena (Language Enviroment Analysis), uno strumento semplice ed efficace. Da questo lungo lavoro sono emersi dati significativi: i bambini affetti da autismo hanno dimostrato di avere parametri vocali diversi nell’86% dei casi, rispetto ai coetanei sani.

    Dunque un chiaro segno diagnostico che sembra far ben sperare. L’idea è di poter avviare uno screening di questo tipo su larga scala, non solo per capire effettivamente i dati riguardo al disturbo dello spettro autistico (DSA), ma anche e soprattutto, perché una diagnosi precoce significa iniziare prima la terapia cognitivo-comportamentale: l’unica strada possibile per aiutare i bambini colpiti da questa patologia, ma anche e soprattutto i genitori, che vogliono “comunicare” con i loro preziosi figli.

    Dolcetto o scherzetto?