Antidolorifici inefficaci se non ci si crede

da , il

    Antidolorifici efficacia

    Pensate che il potere lenitivo degli antidolorifici sia indipendente dalle aspettative che chi ne fa uso nutre a proposito della loro efficacia? In altre parole, siete scettici sull’esistenza di quello che viene definito “effetto placebo”? Ebbene, vi sbagliate. Il potere della psiche influenza anche le cure farmacologiche, nonostante per anni ci siamo sentiti dire, dalla medicina ufficiale, che i principi attivi contenuti nei farmaci, funzionano sull’organismo in modo indipendente dalla mente e dalle sue credenze. Uno studio britannico, infatti, ha sperimentato come l’efficacia di un antidolorifico sia legata in modo determinante dall’attitudine più o meno pessimistica del paziente in cura.

    Se il malato crede fermamente che il farmaco gli farà passare il dolore, e si aspetta che questo accada, allora funzionerà. Viceversa, un atteggiamento scettico, una convinzione del tipo “e’ inutile che lo prenda, tanto non mi fa nulla”, porteranno ad un risultato analogo alle aspettative, quindi, ad una non efficacia, o ad una limitata efficacia analgesica. Per giungere a questa conclusione, i ricercatori inglesi hanno selezionato un campione di pazienti, che hanno poi suddiviso in due gruppi.

    Ad entrambi è stato somministrato un potente antidolorifico, ma ad uno dei gruppi è stato successivamente riferito che il farmaco era stato sospeso, anche se questo non corrispondeva a verità. E… sorpresa, i pazienti di questo secondo gruppo hanno effettivamente affermato di non aver avuto alcun tipo di giovamento dalla cura (perché convinti di non averla portata a termine), mentre sugli altri il medicinale aveva, a detta loro, fatto effetto.

    Insomma, con pari quantità di analgesico nel sangue, alcuni sono stati bene, altri no. In definitiva, quanto pesano le nostre credenze su qualsiasi tipo di cura? Credo che studi e riflessioni sull’interazione mente-corpo si moltiplicheranno in un prossimo futuro dato che, palesemente, non si può più pensare di effettuare delle terapie di tipo strettamente medico-farmacologico, senza che via parallelamente un lavoro di sostegno psicologico.