Antibiotico-resistenza, l’Fda statunitense chiede limitazione uso negli animali

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    L’antibiotico-resistenza, è un’emergenza sanitaria internazionale verso la quale non basta più intervenire con campagne di informazione verso i cittadini, ma servono leggi specifiche e rigorose. Gli Stati Uniti, hanno deciso di passare all’azione vietando agli agricoltori e agli allevatori di bovini, suini, polli e tacchini, l’utilizzo di antibiotici, con particolare riferimento alle cefalosporine. Non è una notizia anomala o chissà quanto lontana dal nostro vivere quotidiano care amiche di Pourfemme, perché se è vero (e lo è!) che siamo ciò che mangiamo, non possiamo esimerci dal pensare a cosa mettiamo nei nostri piatti e soprattutto in quelli dei nostri figli.

    Come sapete infatti, gli antibiotici sono usati per combattere le infezioni batteriche ed in particolare le cefalosporine vengono prescritte in caso di comuni mal di gola come in presenza di una polmonite o infezioni delle vie urinarie. E’ fondamentale parlare del corretto utilizzo di questi farmaci (no al fai-da-te), ma va ricordato che sono anche comunemente usati per contrastare le infezioni batteriche negli animali, che poi entrano nella catena alimentare, rischiando di provocare una antibiotico-resistenza anche in quei bambini, molto piccoli che non hanno mai assunto un medicinale di questo tipo. I batteri resistenti a questi antibiotici si stanno moltiplicando ed i casi relativi alla tbc o al batterio killer che tanto ci ha spaventato lo scorso anno, non ne sono che gli esempi concreti.

    Per questo la FDA (Food and Drug Administration) statunitense ha deciso di limitare l’uso delle cefalosporine. “Crediamo che questo sia un passo fondamentale nel preservare l’efficacia di questa classe di antimicrobici importanti che tenga conto della necessità di tutelare sia la salute degli esseri umani che quella degli animali”, ha spiegato Michael R. Taylor, della FDA. Da condividere e rifletterci sopra.