Antibiotici, i rischi per la salute della resistenza dei batteri

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    Assumere troppi antibiotici non fa bene alla salute pubblica. Se ne sta parlando molto in questi giorni, sulla scia degli incontri legati alla giornata Europea sugli antibiotici che si è svolta sabato. Una terapia antimicrobica mirata, in base al batterio individuato, di sicuro guarisce il paziente, ma alla lunga, con infezioni similari tali farmaci non faranno più effetto sugli stessi agenti patogeni. Questo perché i batteri sono in grado di modificarsi e di adattarsi all’aggressore esterno, soprattutto se la cura non è fatta nel modo giusto (ad esempio sospendendola prima del tempo perché ormai ci si “sente meglio”).

    In questo modo si sviluppa la cosiddetta antibiotico resistenza, ovvero quello status in cui i farmaci comunemente usati per un’infezione batterica non hanno più effetto. E questo avviene in generale, nell’ambiente, non nel singolo individuo, perché i microrganismi modificati cominciano a diffondersi. E’ quello che è accaduto ad esempio col nuovo ceppo di Escherichia Coli, per questo motivo definito batterio killer, ma è anche ciò che si sta sviluppando col la tubercolosi. In Italia, a detta degli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità, l’allarme maggiore arriva dalla Klebsiella Pneumoniae e dai suoi nuovi ceppi.

    Si tratta di un batterio molto comune presente nelle mucose respiratorie ed intestinali-urinarie. Si cura con gli antibiotici, ma se questi non funzionano, si rischia grosso. Purtroppo pensate che nel nostro Paese due anni fa, nel 2009, i casi di Klebsiella resistente agli antibiotici erano solo l’1,4%, mentre nel 2010 si è saliti al 16%! Come se non bastasse, i nuovi ceppi non rispondono neppure alla classe di farmaci appartenenti al gruppo dei carbapenem, ovvero quelli che vengono somministrati solo per via endovenosa in ospedale.

    Nessun allarmismo certo, ma è ora di porsi prepotentemente il problema, anche perché, purtroppo, come ha sottolineato Francesco Menichetti, direttore dell’Unità operativa di Malattie infettive dell’Aoup (Azienda Ospedaliera Universitaria di Pisa) organizzatore in questi giorni di un corso specialistico dal titolo “Il trattamento delle infezioni difficili”: “purtroppo i batteri hanno progressivamente sviluppato resistenze ai farmaci a disposizione. E ne mancano di nuovi perché da circa vent’anni l’industria farmaceutica non investe più nella ricerca antimicrobica: è poco redditizia”. Una consapevolezza drammatica, su cui vale la pena di riflettere, in previsione di raffreddori e stati influenzali prossimi, soprattutto nei bambini, non trovate?