Ansia e depressione, se la mamma deve lasciare il lavoro

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    madre e figlio

    Molte medri lavoratrici madri non riescono a conciliare i due ruoli e si licenziano. Di certo lo sappiamo, è quasi impossibile trovare un asilo nido che ci dia sicurezza e che abbia una retta accessibile. L’Italia è tra gli ultimi posti in Europa per l’utilizzo del part-time. I dati Istat di cui abbiamo parlato giorni fa lo confermano. Non sempre ci sono i nonni a supportare la routine, spesso i papà sono assenti, o peggio: dicono di non essere in grado di fare certe cose! Il tempo pieno a scuola, un sogno in molte zone d’Italia. E allora: i compiti della bimba grande, il pannolino del piccolo, la piscina di lei quando lui si è appena addormentato, l’ansia per il lavoro del giorno dopo, la retta dell’asilo, la baby sitter si è ammalata.

    La cena, il pane, il latte, lava, stira… Una vita così stressante è alienante e le spese sono tante: fatti 2 conti conviene stare a casa. Così la donna (e non l’ uomo!) è costretta a rinunciare al suo ruolo fuori della famiglia, a quello che a volte può essere anche uno svago per la mente, dalla routine quotidiana, che spesso è un modo per socializzare. E arriva così a volte la melanconia, lo stress, spesso la depressione e nulla funziona più come prima. Se prima con difficoltà si conciliavano due cose, si finisce per non riuscire a portarne a tempo neppure una.

    Fare la mamma diventa un peso e arrivano i sensi di colpa perché si vorrebbe fare altro e allo stesso tempo non si rinuncerebbe più a quello che si ha: il meraviglioso contatto con i propri figli. La depressione, l’ansia, gli attacchi di panico sono patologie prevalentemente femminili. Le loro cause sono multifattoriali, ma sicuramente credo, se ci fosse una maggiore tutela sociale nei confronti della maternità, l’equilibrio psico-fisico di tante mamme sarebbe salvaguardato.

    Dolcetto o scherzetto?