Anoressia e inappetenza nei bambini, impariamo a distinguerle

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    L’anoressia, si sa, è il rifiuto di assumere cibo e nei casi più gravi, anche le bevande. E’ importante però distinguere la vera anoressia (detta anche anoressia mentale) e cioè il completo e ostinato rifiuto di alimentarsi, dalla inappetenza, che è assai più frequente e molto meno grave. L’anoressia è infatti una affezione molto seria, in genere dovuta ad un grave disturbo mentale (si tratta in alcuni casi di vere e proprie psicosi) che porta progressivamente a uno stato di denutrizione tanto importante da mettere in pericolo la vita stessa del paziente.

    Questa malattia colpisce, in genere, bambini o ragazzi già grandi, sovente durante la pubertà, con maggiore incidenza nelle femmine. L’inappetenza, assai più comune, è la semplice e transitoria perdita dell’appetito e la causa di gran lunga più frequente nei bambini è l’alimentazione forzata messa in atto dalla madre, che non si rassegna assolutamente alla mancanza di appetito del proprio figlio. Infatti, costringendo un bambino che mangia poco a mangiare di più, senza tener conto che l’appetito è molto variabile da un soggetto all’altro, si ottiene soltanto l’effetto contrario.

    I sintomi che si manifestano in seguito all’anoressia o all’inappetenza sono:

    1) Il rifiuto totale o parziale di cibo.

    2) Il bambino, se costretto ad alimentarsi, vomita subito dopo il pasto.

    3) Grave dimagrimento.

    Per ciò che riguarda l’evoluzione e i rischi della malattia va ricordato che l’inappetenza transitoria non deve destare preoccupazioni e va rispettata. Si può attendere che il bambino, con il passare dei giorni, ritrovi il consueto appetito. Al contrario, l’anoressia vera è una condizione molto grave che non deve mai essere trascurata, in quanto comporta il rischio di una gravissima denutrizione e compromissione oltre che delle condizioni generali, della funzione di organi ed apparati di importanza vitale. In questi casi il pediatra va sempre consultato e in attesa di accertamenti non bisogna forzare il bambino a mangiare contro la sua volontà; bisogna inoltre assicurargli un sufficiente apporto idrico (latte, the, succhi di frutta ben zuccherati) e cibi leggeri ed energici (uova, gelati alla crema, marmellata).

    Per curare sono disponibili farmaci che stimolano l’appetito ma vanno somministrati soltanto su prescrizione del pediatra e per periodi di tempo non troppo lunghi. Se l’anoressia è mentale, la terapia è complessa e richiede, nella maggioranza dei casi, un ricovero ospedaliero per la reidratazione e la rialimentazione . Indispensabile anche l’intervento del neuropsichiatra infantile e dello psicologo per un trattamento dei disturbi psichici quasi sempre presenti.

    Un ultimo consiglio per le mamme: costringere a mangiare con minacce, promesse, castighi o premi ha sempre un effetto deleterio che porta all’esasperazione sia voi che vostro figlio, rendendo così l’ora del pasto un incubo. Meglio quindi che il piccolo “salti” qualche pasto e l’appetito torni in modo naturale.

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