Alzheimer: le ultime novità della ricerca, dal fegato alle staminali

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    Secondo gli studiosi dello Scripps Research Institute, la degenerazione delle cellule cerebrali che porta alle demenze senili e dunque all’Alzheimer, la più frequente di queste, potrebbe avere origine nel fegato. In realtà a bloccare la funzionalità neuronale nel cervello e dunque a provocare la demenza, sarebbero delle cosiddette placche amiloidi, sostanze extracellulari. Tra i geni responsabili del loro sviluppo, ne sono stati individuati tre alterati che potrebbero essere particolarmente importanti in questo senso.

    Non solo. Si è evidenziato, che ad un numero elevato di questi geni alterati nel fegato, corrisponde un maggiore sviluppo di placche amiloidi a livello cerebrale. Ciò può significare “che una considerevole concentrazione di placche si origina nel fegato, circola nel sangue e penetra nel cervello. Se il risultato fosse confermato bloccarne la produzione a livello epatico dovrebbe proteggere anche il cervello. Questo semplificherebbe molto la ricerca di nuove terapie”ha affermato uno degli studiosi, il dott. Greg Sutcliffe. I risultati di questo lavoro sono stati pubblicati sul “Journal of Neuroscience Research” e non sono gli unici in evidenza in questi giorni.

    Interessante è infatti anche lo studio realizzato dai ricercatori della Northwestern University di Chicago (Usa), guidati da Christopher Bissonnette, che hanno creato in laboratorio dei “nuovi neuroni” utilizzando cellule staminali pluripotenti (embrionali umane): questo lavoro, potrebbe permettere di sostituire tutti quelli morti a causa delle varie forme di demenza senile, oltre che aprire la strada a nuove terapie farmacologiche. I particolari sulla rivista scientifica internazionale “Stem Cell”. Ricordiamo che l’Alzheimer colpisce in Italia circa 800.000 persone, per lo più donne.