Aborto: l’Europa boccia l’Italia

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    Aborto, l’Europa boccia l’Italia e la accusa di violare il diritto delle donne di accedere liberamente all’interruzione volontaria della gravidanza. La legge che dà pieno diritto di scelta alle donne c’è, è la numero 194 del 1978, ma il diritto, spesso, sembra esserci solo sulla carta. L’Europa bacchetta l’Italia per colpa del crescente numero di medici obiettori, che secondo il Consiglio Europeo rischia di impedire la corretta applicazione della norma di legge, violando i diritti delle donne italiane.

    Se l’aborto o, meglio, l’interruzione volontaria della gravidanza è un diritto delle donne, perché non tutte possono fare questa scelta liberamente in tutte le strutture sanitarie pubbliche? Secondo il Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa la colpa è da attribuire all’obiezione di coscienza, una scelta troppo diffusa tra i ginecologi del Bel Paese. Una scelta dei medici presa a norma di legge, un diritto degli operatori sanitari italiani che però, rischia di ledere un altro diritto, quello delle donne di abortire. Per questo motivo, il Consiglio d’Europa si è espresso, con 13 voti favorevoli e uno solo contrario, in merito al ricorso presentato nel novembre 2012 dalla Cgil e da altre associazioni, come la Ong International Planned Parenthood Federation European Network (Ippf).

    Troppi gli obiettori, che secondo le autorità europee sfiorano in alcune regioni italiane il 70%, e troppo limitato il margine di scelta delle donne. Questa decisione europea ribadisce che l’interruzione volontaria di gravidanza, a dispetto di tutte le opinioni personali possibili, è un diritto fondamentale e incontrovertibile per le donne, che hanno la libertà di scegliere per sé e per il proprio corpo.

    Il Ministero della Salute italiano, però, non ci sta e dichiara in una nota: “In Italia il carico di lavoro per i ginecologi non obiettori negli ultimi trent’anni si è dimezzato, passando da 3.3 aborti a settimana nel 1983 agli attuali 1.7. Appare difficile, a fronte di tali dati, sostenere che il numero elevato degli obiettori di coscienza sia un ostacolo per l’accesso all’Ivg. Il ministero comunque ha già avviato, insieme alle regioni, un monitoraggio che coinvolge ogni struttura sanitaria in cui potenzialmente potrebbe essere presente un accesso Ivg, e anche ogni singolo consultorio: le schede di raccolta dati, concordate nell’ambito di un tavolo tecnico ministero-regioni, sono già state inviate alle singole regioni, che le stanno elaborando. Il ministero valuterà se sia il caso di fornire questi dati, peraltro pubblici, al Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa, per effettuare delle controdeduzioni”.