5 falsi miti sull’abbronzatura

Cinque convinzioni errate su sole e abbronzatura, cinque miti da sfatare per fare chiarezza sul tema sempre più discusso in vista dell'estate.

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    5 falsi miti sull’abbronzatura. L’estate si avvicina e, con essa, anche la voglia irrefrenabile di tintarella, per scoprire sempre più centimetri di pelle senza paura di sembrare dei latticini. Ma, ormai si sa, il sole può trasformarsi anche in un nemico pericoloso, se non dosato nel modo giusto. Cerchiamo di sfare alcuni luoghi comuni e falsi convinzioni sull’abbronzatura e i rischi connessi all’esposizione ai raggi solari, giusto per fare un po’ di chiarezza.

    Il sole invecchia la pelle ma non danneggia la salute

    Decisamente falso, perché se è vero che i raggi solari rischiano di provocare l’invecchiamento precoce della pelle è altrettanto vero che senza la protezione giusta, le forti radiazioni di uva e uvb possono danneggiare il DNA delle cellule. Per proteggere efficacemente le cellule meglio combinare filtri solari, da applicare sulla cute, e anti-ossidanti, sia contenuti nei solari che assunti con l’alimentazione o attraverso gli integratori multivitaminici. Da non dimenticare che il melanoma, il più temibile tra i tumori cutanei, è legato alla qualità dell’esposizione solare.

    L’alimentazione non conta

    Invece, con buona pace di chi non fa troppa attenzione a quello che porta in tavola, conta parecchio. Anche quando l’obiettivo è conquistare una tintarella perfetta. Infatti, per una buona abbronzatura, capace di durare nel tempo, è necessario assicurare alla pelle un buon livello di idratazione. Idratazione che, si sa, parte anche da dentro. Fondamentale, quindi, scegliere un regime alimentare ricco di acqua, frutta e verdura, con una particolare predilezione per gli alimenti ricchi di vitamine A ed E, betacarotene, zinco e selenio.

    Con la protezione, non ci sono pericoli

    Sbagliato pensare che basta coprire la pelle con la crema solare protettiva per non pensare ad altro, per trascorrere senza limiti il tempo sotto il sole. Infatti, la durata dell’esposizione solare dipende dal fototipo individuale, anche quando si utilizzano prodotti solari specifici. Ognuno ha un limite, quello che gli esperti chiamano “capitale solare”, cioè la quantità di sole che la nostra pelle può sopportare prima di subire gravi danni. Per esempio, chi ha la pelle chiara non dovrebbe superare le 5 mila ore di sole nell’arco della vita, mentre chi ha la pelle olivastra può triplicare il tempo di esposizione.

    No al sole nelle ore centrali della giornata e il gioco è fatto

    Anche in questo caso, si tratta di una falsa credenza. Perché se è vero che i raggi uvb, quelli responsabili delle scottature, sono molto più intensi tra mezzogiorno e le quattro del pomeriggio, le ore centrali della giornata, è altrettanto vero che i raggi uva, quelli che causano l’invecchiamento cutaneo, sono sempre presenti, tutta la giornata.

    La protezione dal sole inizia da adulti

    No, anzi. È fondamentale che si inizi fin dai primi mesi e anni di vita a proteggere la pelle dal sole. Quella dei bimbi, a maggior ragione, complice la sua delicatezza, merita una dose di attenzione e cautele maggiore. Le scottature vanno evitate, così come eritemi e altri danni cutanei, fin da subito, utilizzando delle creme solari specifiche per i più piccoli.